Maniaci assolto. Condannato per diffamazione

Maniaci assolto. Condannato per diffamazione


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Confermata la sentenza di primo grado. Non regge l’accusa più grave

PALERMO – Dopo sette ore di camera di consiglio la Corte di appello ha confermato il verdetto di primo grado. Pino Maniaci è stato assolto per il reato di estorsione e condannato a un anno e 5 mesi per la diffamazione aggravata del giornalista Michele Giuliano, del pittore Gaetano Porcasi, dell’operatore tv Nunzio Quatrosi e dell’allora presidente del Consiglio comunale Elisabetta Liparoto.

La procura generale aveva chiesto 9 anni e mezzo

Il sostituto procuratore generale Giuseppe Fici aveva chiesto la condanna di Maniaci anche per estorsione a 9 anni e sei mesi. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Maniaci, avrebbe utilizzato il suo potere mediatico per fare pressioni su alcuni amministratori di Partinico e Borgetto. Obiettivo: costringerli a pagare in cambio di interviste riparatorie.

Il giornalista prima avrebbe lanciato accuse in tv nei confronti delle sue vittime, poi si sarebbe offerto di dar loro la parola per difendersi. In cambio, però, avrebbe chiesto soldi.

Le diffamazioni

Per le diffamazioni l’avvocato della difesa, Bartolomeo Parrino, aveva invocato la discriminante della provocazione subita da Maniaci. In subordine, secondo il legale, le diffamazioni sarebbero state comunque prescritte. La condanna sarà impugnata in Cassazione.

Le persone che sarebbe state diffamate si erano costituite parte civile con l’assistenza degli avvocati Salvatore Bonnì, Salvatore Citrano e Salvatore Palazzolo. Con la conferma del verdetto di primo grado da parte della quarta sezione della Corte di appello presieduta da Luciana Caselli viene confermato anche il loro diritto ad essere risarciti: settemila euro di provvisionale a Liparoto, e cinque mila euro ciascuno agli altri. Il danno complessivo sarà quantificato in sede civile.

Pino Maniaci, l’accusa di estorsione non ha retto

L’estorsione, che non ha retto, sarebbe stata commessa ai danni degli ex sindaci di Borgetto e Partinico, Gioacchino De Luca e Salvatore Lo Biundo. Si parla di 366 euro. Soldi che Maniaci avrebbe chiesto per non mandare in onda servizi contro gli amministratori nel telegiornale di Telejato.

Maniaci inoltre avrebbe imposto a un assessore di Borgetto l’acquisto di duemila magliette col logo della sua emittente. Per tutte queste ipotesi in primo grado era arrivata l’assoluzione con la formula “perché il fatto non sussiste”.

I servizi su Silvana Saguto

Il giornalista si è sempre difeso non solo sostenendo di avere sempre e solo fatto il suo lavoro nel pieno rispetto della legalità, ma anche contrattaccando: i suoi guai giudiziari sarebbero legati alle inchieste condotte contro il sistema di gestione dei beni sequestrati da parte della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. Maniaci ha denunciato la mala gestio dell’ex presidente Silvana Saguto, condannata, radiata dalla magistratura e finita in carcere.

Nessuna estorsione, nessuna minaccia di utilizzare i servizi televisivi come arma contro i politici qualora non gli avessero dato i soldi. Nelle arringhe difensive si è sempre parlato di “processo mediatico” e “senza prove”.

La misura cautelare del divieto di dimora per Maniaci venne emessa a maggio del 2016 e revocata nel successivo mese di ottobre. L’udienza preliminare è stata celebrata nel 2017 e la prima sentenza è del 2020. A distanza di nove anni dal via dell’inchiesta non regge la più grave delle ipotesi sostenuta dalla Procura di Palermo.

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livesicilia.it è stato pubblicato il 2025-03-28 20:10:12 da Riccardo Lo Verso


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