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“Ho provato a visitare mio padre nella struttura di Maricetta, chiamai anche i carabinieri, ma mi è stato impedito di vederlo. Dopo pochi mesi mio padre morì senza che noi sapessimo nulla”. L’accusa arriva da Gilberto, figlio di Michele, 78 anni, ospite della Rsa abusiva di Ardea gestita dalla paladina dell’antimafia Maricetta Tirrito, arrestata tre giorni fa insieme a 4 suoi complici. Dopo lo shock, emergono alcuni dettagli dai figli delle vittime della Rsa di via Isernia: a raccontare la sua storia ai microfoni di Pomeriggio Cinque è Gilberto, figlio di Michele, entrato nella struttura di Ardea agli inizi del 2021 e morto a dicembre dello stesso anno dopo essere stato ricoverato in condizioni igieniche e sanitarie scarse e precarie.
È Gilberto a spiegare perché ha affidato il padre a Maricetta Tirrito nonostante già nel 2017 un’altra struttura simile, sempre ad Ardea e gestita da un’associazione che faceva capo a Tirrito, era diventata un caso nazionale al centro di polemiche per la sua gestione. “C’era il Covid, siamo a inizio del 2021, mio padre stava male perché era caduto il 19 marzo, e stava peggiorando a livello cognitivo. Tenerlo in casa era diventato un problema e mia zia conosceva già Maricetta perché c’era già un’altra zia presso quella struttura, quindi abbiamo deciso di portarlo lì”.

Inizia l’odissea di Michele tra analisi e visite neurologiche. Otto mesi dopo, muore: ancora oggi rimane il mistero. “È difficile da spiegare anche per me – continua Gilberto – a maggio ha fatto una visita neurologica ma poi mi è stato impedito di vederlo perché c’è stata una diffida. Quanto ai soldi, mio padre aveva una pensione di 1250 euro e pagava 1100 alla struttura”. La situazione di Michele si aggrava e Gilberto prova di nuovo a visitare suo padre. Il 13 settembre torna nella struttura e stavolta chiama i carabinieri per poter entrare. “Ma i carabinieri, dopo aver parlato con Maricetta, dicono che non potevo entrare perché c’era ancora questa diffida di cui ancora non so il motivo: c’era una procuratrice”.
La diffida potrebbe essere un elemento chiave per spiegare come “Maricetta e i quattro” abbiano potuto agire indisturbati. Intanto dopo settembre Michele si aggrava. A dicembre accusa un malore e l’ambulanza lo porta all’ospedale di Pomezia. Nella cartella clinica i medici riportano che l’anziano aveva la cute disidratata e versava in scarse condizioni igieniche e sanitarie scarse: da Pomezia Michele viene trasferito al Sant’Eugenio sempre all’oscuro, assicura Gilberto, dei familiari. Il 6 dicembre 2021 Michele muore. “Nessuno dalla Rsa ha chiamato me o mia moglie, ci viene data la notizia dalla procuratrice il giorno dopo a distanza di oltre 20 ore. Sul referto la dottoressa dell’ospedale aveva scritto che mio padre era morto alle 23,50 e che il numero di cellulare della Rsa era irraggiungibile”.
roma.repubblica.it è stato pubblicato il 2023-12-14 11:12:28 da [email protected] (Redazione Repubblica.it)

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