MESSINA DENARO: FRATELLO DEL 15ENNE GIUSEPPE DI MATTEO SCIOLTO NELL’ACIDO, “NESSUN PERDONO” | Ultime notizie di cronaca Abruzzo

MESSINA DENARO: FRATELLO DEL 15ENNE GIUSEPPE DI MATTEO SCIOLTO NELL’ACIDO, “NESSUN PERDONO” | Ultime notizie di cronaca Abruzzo


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ROMA – “Per me perdonare Matteo Messina Denaro è impossibile”

Sono le parole, nel giorno della morte dell’ex primula rossa, rese all’Adnkronos di Nicola Di Matteo,  fratello di Giuseppe Di Matteo, il bambino strangolato e poi sciolto nell’acido, su ordine, tra gli altri, di Giovanni Brusca, allora latitante e boss di San Giuseppe Jato, e Matteo Messina Denaro.

“Ancora devo metabolizzare la notizia. Con sé porta dietro tanti segreti. Ero certo che non avrebbe collaborato”, ha aggiunto.

Nelle ore immediatamente successive all’arresto del padrino di Castelvetrano, avvenuto lo scorso 16 gennaio a Palermo, Di Matteo parlando con l’Adnkronos aveva spiegato: “Mi auguro che possa vivere il più a lungo possibile per avere una lunga sofferenza, la stessa che ha imposto a mio fratello, un ragazzino innocente”.

L’omicidio di Giuseppe Di Matteo 11 gennaio 1996, da esponenti mafiosi nel tentativo di impedire che il padre, Santino Di Matteo, collaboratore di giustizia ed ex-mafioso, collaborasse con gli investigatori.

l rapimento venne architettato il 14 novembre 1993, quando Matteo Messina Denaro, Leoluca Bagarella, Giuseppe Graviano e Giovanni Brusca si incontrarono in una fabbrica di calce a Misilmeri.

Per tutto il 1994 il ragazzo fu spostato in varie prigioni nel palermitano, nel trapanese e nell’agrigentino (perlopiù masserie o edifici disabitati, Matteo Messina Denaro si offrì di tenere segregato il bambino nel trapanese a seguito delle lamentele di Brusca, coinvolgendo anche la mafia agrigentina cui era strettamente legato e nell’estate 1995 fu infine rinchiuso in un vano sotto il pavimento di un casolare-bunker costruito nelle campagne di San Giuseppe Jato al quale si accedeva azionando un meccanismo elettromeccanico, dove rimase per 180 giorni fino alla sua uccisione.

Il padre, Santino Di Matteo decise di proseguire la collaborazione con la giustizia. Quando Brusca, latitante, venne condannato all’ergastolo per l’omicidio di Ignazio Salvo, su richiesta di Messina Denaro, dei Graviano e Bagarella, ordinò a Enzo Brusca, Vincenzo Chiodo e Giuseppe Monticciolo di uccidere il ragazzo, che venne quindi strangolato e poi disciolto nell’acido.

 

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