MESSINA DENARO IN COMA SUPERA ANCHE SECONDA NOTTE. TESTAMENTO, “NO FUNERALE CON CHIESA CORROTTA” | Ultime notizie di cronaca Abruzzo

MESSINA DENARO IN COMA SUPERA ANCHE SECONDA NOTTE. TESTAMENTO, “NO FUNERALE CON CHIESA CORROTTA” | Ultime notizie di cronaca Abruzzo


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L’AQUILA – Ha superato anche la seconda notte dalla constatazione della irreversibiltà delle condizioni di salute del boss Matteo Messina Denaro che non ha più promesse di salvarsi dal tumore al colon, nella cella del reparto per detenuti dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila: medici e paramedici, stremati da una assistenza non convenzionale che va avanti dall’8 agosto, si preparano ad altre ore di duro lavoro dal momento che devono guardare a vista il boss mafioso che è nella sua fase terminale e potrebbe quindi morire da un momento all’altro.

Anche le forze dell’ordine, diverse decine di uomini tra quelli in divisa e quelli in borghese, anche loro in campo dall’8 agosto, affrontano la emergenza finale visto che le misure di sicurezza da ieri sera sono state rafforzate.

Naturalmente, anche lo Stato segue minuto per minuto la situazione, sono state attivate le procedure post mortem.

Spuntano intanto le ultime volontà del boss. Un testamento anomalo, quello di Messina Denaro, ma in linea con l’identità del super-boss: è contenuto infatti in un pizzino. A rivelarne il contenuto è oggi la Repubblica che fa sapere come nel biglietto più importante scritto a mano dal boss numero 1 di Cosa Nostra risulti che Messina Denaro non avrebbe intenzione di voler un funerale in chiesa.

“Rifiuto ogni celebrazione religiosa perché fatta di uomini immondi che vivono nell’odio e nel peccato», scrive il boss nel pizzino, ritrovato dai carabinieri del Ros nel covo del boss di Campobello di Mazara dopo l’arresto, il 16 gennaio scorso. Prosegue nel biglietto il boss: «Non sono coloro che si proclamano i soldati di Dio a poter decidere e giustiziare il mio corpo esanime, non saranno questi a rifiutare le mie esequie”.

Parole che Messina Denaro scrisse ben prima della cattura, e anche prima di scoprire di essere affetto da tumore. Il pizzino risale, infatti, a maggio 2013, proprio il periodo in cui la Chiesa proclamò beato il prete anti-mafia Don Pino Puglisi ribadendo la lontananza con i mafiosi.

“Il rapporto con Dio è personale, non vuole intermediari e soprattutto non vuole alcun esecutore terreno. Gli anatemi sono espressioni umane non certo di chi è solo spirito e perdono», scriveva il boss. Da qui la decisione: «Sono io in piena coscienza e scienza che rifiuto tutto ciò perché ritengo che il mio rapporto con la fede è puro, spirituale e autentico, non contaminato e politicizzato. Dio sarà la mia giustizia, il mio perdono, la mia spiritualità. Chi come oggi osa cacciare e ritenere indegna la mia persona non sa che non avrà mai la possibilità di farlo perché io non lo consento, non ne darò la possibilità”.

Intanto, le condizioni cliniche di Messina Denaro Proseguono a peggiorare. E a Castelvetrano è già tutto pronto per i suoi funerali: la tomba è stata sistemata accanto a suo padre Francesco, detto «Don Ciccio», ex latitante anche lui che si fece trovare dopo la sua morte già vestito per il funerale.

Il 62enne, da giorni in carico al team della terapia del dolore e non più agli oncologi, è sedato, non viene più alimentato: secondo quanto si apprende da fonti mediche, in queste ore, dopo il collasso, sono migliorati i parametri della pressione e della diuresi. Ma è chiaro che tutti sono pronti a gestire la fine dell’ex superlatitante, alla macchia per 30 anni, che è giunto al carcere di massima sicurezza dell’Aquila il 17 gennaio scorso, il giorno dopo l’arresto avvenuto a Palermo.

Anche i familiari che sono rappresentati dal legale e nipote Lorenza Guttadaurio e la giovane figlia Lorenza, che da alcune settimane si sono trasferite all’Aquila, e che si sono battute perché l’ex padrino finisse i suoi giorni in ospedale e non dietro la sbarre in regime di 41 bis.

Intanto, la federazione sindacati autonomi (Cnpp) in una nota sottolinea di non dimenticare il silenzioso lavoro della polizia penitenziaria che sta favorendo ogni trattamento umano nonostante le difficoltà di organico e di carichi di lavoro.

 

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