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Ascensori che non funzionano, montascale fuori servizio o da prenotare: gli impianti della metropolitana di Roma vengono sistematicamente revisionati o sostituiti integralmente da un anno a questa parte, ma la pagina dell’Atac che mostra lo stato dell’accessibilità delle stazioni continua a mostrare una sfilza di malfunzionamenti.

Se la linea C si salva, in circa la metà delle stazioni della A e della B gli impianti hanno guasti momentanei o revisioni in corso che durano mesi per cui, per chi è disabile o porta un passeggino, accedere è un’impresa. Il bollettino della municipalizzata dei trasporti mostra che ogni giorno, tra le 20 e le 30 stazioni della linea rossa e della blu (su 53), sono praticamente out per queste categorie di persone.
Con il Giubileo che si avvicina don Ugo Quinzi, prete romano e presidente della neonata associazione di promozione sociale TuTrap (tutela utenti trasporto pubblico) si è particolarmente presa a cuore il problema: «Per le persone che hanno una ridotta mobilità è drammatico trovarsi private della possibilità di prendere un mezzo pubblico o salire un gradino del marciapiede. Avere un servizio di trasporto efficiente è fondamentale ma deve essere soprattutto pubblico, cioè per tutti».
Don Ugo ha anche conosciuto Giuseppe Frezzetti, reduce da un’odissea per salire sulla metro e che non essendo romano non può neanche utilizzare i bonus taxi. «Mi aspetterei che il primo cittadino esprimesse una parola di solidarietà nei confronti delle persone come Giuseppe», conclude il prete pasionario dei trasporti.
Così, addentrandosi nella metro A, le stazioni Subaugusta, Cinecittà, Cornelia, Furio Camillo, Ponte Lungo, Re di Roma, Manzoni non sono accessibili con gli ascensori, fuori servizio per revisione. Si tratta di lavori che devono essere fatti per forza, per adeguare gli impianti all’ultima normativa vigente. La sua parte Atac l’ha praticamente finita, ma manca il collaudo che deve essere fatto dall’Agenzia nazionale per la sicurezza delle infrastrutture.
«Esiste una normativa sui collaudi che è eccessivamente farraginosa — commenta l’assessore ai Trasporti Eugenio Patanè — che non tiene in giusta considerazione la responsabilità dell’esercente». Infatti il meccanismo funziona così: Atac esegue i lavori e poi li notifica all’Ansfisa che deve passare fisicamente, impianto per impianto, a fare i controlli. «Basterebbe una notifica alle autorità di sicurezza, senza che vengano sul posto ogni volta», continua l’assessore.
Proseguendo il viaggio sulla linea A, anche i montascale sono fuori servizio in molte stazioni. Il guasto è a volte temporaneo e viene risolto nel giro di qualche giorno, ma non a Spagna, Barberini, Repubblica, Vittorio Emanuele e San Giovanni dove questo tipo di impianti, insieme agli ascensori, non ci sono proprio. Invece a Ottaviano, Lepanto, Flaminio, Porta Furba, Arco di Travertino, Lucio Sestio, Numidio Quadrato (direzione Anagnina), Giulio Agricola vanno prenotati. In vista del Giubileo, Atac ha 6,1 milioni di euro per sistemare 105 scale mobili, 36 ascensori e 22 servoscala della A, ma onde evitare che le persone disabili siano costrette a subire disagi, sarà fondamentale soprattutto il presidio delle stazioni da parte del personale che può azionare gli impianti come il montascale.
Problemi simili si riscontrano sulla metro B e sulla B1 dove i lavori più impegnativi sono a Quintiliani e Bologna dove scale mobili e ascensori vanno sostituiti integralmente: entro l’anno Atac dovrebbe concludere le operazioni (poi bisognerà sempre aspettare il collaudo) mentre a Conca D’Oro, Libia e Annibaliano vanno avanti le revisioni.
“La mia odissea, da Lepanto a Battistini”
In viaggio a Roma per venire a trovare la figlia da Napoli, Giuseppe Frezzetti pensava che muoversi con la sua sedia a rotelle elettrica nella Capitale fosse impresa facile. Invece, prima è rimasto per ore davanti alla fermata di Lepanto e poi, una volta arrivato a destinazione, si è fatto aiutare da alcuni passeggeri a risalire in superficie. Ora, oltre a voler denunciare Atac per l’accaduto, vorrebbe parlare con il sindaco Gualtieri.
Signor Frezzetti, ci spiega cosa le è successo a Roma?
«Per raggiungere mia figlia dovevo prendere la metro A da Lepanto a Battistini. Ho pensato che, essendo nella Capitale, non ci sarebbero stati problemi per chi come me si muove su una sedia a rotelle elettrica. Invece mi sbagliavo e sono rimasto estremamente deluso. Per scendere e prendere il treno avevo bisogno del montascale, non essendo di Roma non sapevo di doverlo prenotare e così ho chiesto aiuto a due signore che però dagli addetti Atac non hanno ottenuto nulla».
Quindi che ha fatto?
«Sono rimasto per ore in strada e quando ho visto passare una macchina della guardia di finanza mi sono messo nel mezzo in modo che mi vedessero. Gli ho spiegato qual era il problema e successivamente sono arrivati anche i vigili urbani di Prati, sto attendendo che mi diano il verbale prima di denunciare Atac».
Vuole sporgere querela?
«Sì perché non è possibile che una persona disabile riceva questo trattamento. Solo alle 14, dopo aver scoperto che dovevo prenotare il servizio del montascale è arrivato un addetto che mi ha aiutato a salire sull’impianto e a scendere fino al treno. Vorrei anche parlare con il sindaco, perché questa città si sta avvicinando al Giubileo e verranno tanti disabili. Non è possibile che ci siano questi problemi così grandi».
Ma alla fine è arrivato a destinazione?
«Sì, ma l’odissea non è finita. Dovevo arrivare a Battistini e quando sono sceso dal treno ho cercato un ascensore. L’ho trovato ma non funzionava. A quel punto ero esausto e non avevo le forze di mettermi di nuovo a discutere con qualcuno di Atac. Così ho chiesto aiuto a delle persone che erano scese dal treno che hanno messo la carrozzina sulla scala mobile».
Ma è pericoloso.
«Lo so, ma il vero problema è il dispiacere che ho provato. Perché le persone disabili come me hanno il diritto di muoversi e questo deve essere rispettato, non calpestato».
roma.repubblica.it è stato pubblicato il 2023-10-23 10:04:03 da [email protected] (Redazione Repubblica.it)

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