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Da una parte c’è una 22enne che ha denunciato il marito, oggi imputato, per maltrattamenti e violenza sessuale, dall’altra l’uomo nega ogni addebito sostenendo di non averla mai toccata. Nella mattinata del 15 ottobre davanti al collegio di giudici hanno parlato entrambi incalzati dalle domande del pm Matteo Centini, l’uomo, un 26enne, è difeso dall’avvocato Emanuele Solari. I due, egiziani, si sono conosciuti da giovanissimi e dopo alcuni anni di fidanzamento si sono sposati nel 2021 in Egitto dove ad oggi sono in corso le pratiche per il divorzio. Le versioni dei due, ovviamente, sono diametralmente opposte. Lei ha spiegato di essere stata maltrattata dal marito e anche dalla suocera. Ha raccontato di quanto le avrebbero lussato l’articolazione di una spalla nello strattonarla: lei voleva tornare in Italia dove studiava e aveva la sua famiglia, mentre lui non avrebbe voluto, o di quando lui sempre durante una lite furibonda le avrebbe fatto rovesciare addosso acqua bollente, ustionandola. «Pochi giorni dopo esserci sposati mi ha tirato il primo schiaffo, e ha cominciato a comportarsi in modo così diverso tanto che non riuscivo a riconoscerlo. Beveva, fumava hascisc, stava sempre fuori quando non lavorava. Mi diceva che dovevo obbedirgli perché ero sua moglie, mi tirava i capelli, ha cercato più volte di darmi dei pugni e violentato in un paio di occasioni: ho cercato di resistere, ma lui era troppo forte». «Più volte l’ho lasciato e altrettante mi ha chiesto scusa, ma poi le cose non cambiavano, fino a quando l’ho denunciato il giorno che mi ha buttato fuori casa. Certo c’erano e ci sono stati anche momenti buoni e belli, l’ho amato». Lì intervennero i carabinieri e iniziarono le indagini. «Il giorno che intervennero i carabinieri lei non era a casa, anzi era nell’abitazione dei suoi genitori da settimane. Venne suo padre perché voleva 500 euro, appena entrato in casa mi tirò un calcio nelle parti intime senza dire nulla, poi è andato a prendere la figlia a casa e l’ha portata lì quando sono arrivati i carabinieri», ha spiegato l’imputato che lavora nella logistica. «La trattavo benissimo, pagavo tutto io e le lasciavo la carte di credito. Non l’ho mai costretta a fare sesso, lei voleva mandarmi in galera e ha detto che l’ho violentata. Lei fa tutto quello che le dice la sua famiglia».
www.ilpiacenza.it è stato pubblicato il 2024-10-16 06:00:00 da
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