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Tra le ipotesi al vaglio per la nostra regione la riapertura dell’ex Cie. Alberto Caldana, presidente di Porta Aperta: “In città fu un’esperienza fallimentare, la soluzione oggi: superare la Bossi-Fini”
MODENA – Il Centro di identificazione ed espulsione di via Lamarmora, aperto circa 20 anni fa, nel 2013 ha chiuso dopo gravi problemi di gestione con la cooperativa siciliana che aveva vinto l’appalto al massimo ribasso. Nel 2017 l’allora ministro dell’Interno Marco Minniti lo inserì tra i possibili 20 centri da riaprire per gestire i migranti. Ora Modena è finita tra i territori della lista del governo Meloni, che i centri per il ripatrio li ha affidati alla difesa in quanto opere per la sicurezza nazionale. E la struttura potrebbe proprio essere l’ex Cie. Ma quella non fu un’esperienza positiva per la città.
Una struttura che dovrebbe poi assumersi tutto il carico regionale presenterebbe ancora più problemi.
Il paradosso è che in un territorio produttivo come quello di Modena manca manodopera, e le imprese chiedono costantemente alle associazioni che si occupano di stranieri se hanno persone che possono lavorare. Ma i tempi per ottenere i documenti per poterlo fare sono biblici: ci vogliono 5 mesi solo per ottenere l’appuntamento in questura per arrivare l’iter per il permesso di soggiorno.
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