“Milioni versati ingiustamente dai piemontesi più deboli”


[ad_1]

Servizi socio-assistenziali, un caos

VERCELLI – Associazioni del Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base) di tutela dei malati e delle persone con disabilità non autosufficienti, hanno presentano richiesta formale alla Regione Piemonte di “accesso agli atti” in merito ai Regolamenti degli oltre 40 Enti gestori delle funzioni socio assistenziali (Comuni, Consorzi, Unioni, ecc.) sui criteri di compartecipazione alle prestazioni sociosanitarie: integrazione rette per gli utenti delle Rsa, delle Comunità alloggio, dei Centri diurni.

Sono difatti scaduti il 30 giugno 2024, i termini – già prorogati più volte – per la consegna alla Regione Piemonte dei Regolamenti degli Enti gestori. Si tratta di un obbligo stabilito dalla delibera di Giunta regionale del Piemonte DGR 10-6984/2023, che ha definito le “linee guida” di redazione dei Regolamenti, nel rispetto dell’Isee nazionale (Dpcm 159/2013 e successive modifiche). L’aggiornamento dei Regolamenti è peraltro un mero atto burocratico. I Regolamenti devono adeguarsi alla disciplina dell’ISEE come confermato anche dalle “linee guida” regionali.

Vincenzo Bozza e Giuseppe D’Angelo, presidente di UTIM odv e ULCES odv – già promotori del ricorso al Tar sull’Isee che ha comportato il dietrofront dell’Amministrazione regionale e lo stralcio degli articoli dalla precedente DGR 23-6180 del 2022 che prevedevano discrezionalità per i Comuni – osservano: «Da circa dieci anni i Comuni del Piemonte hanno l’obbligo di applicare le regole dell’Isee, per le quali – in buona sostanza – indennità di accompagnamento e pensione di invalidità non costituiscono reddito disponibile e quindi non possono essere chieste per la copertura della retta alberghiera».

L’Isee, essendo una norma nazionale che fissa un livello essenziale delle prestazioni (Lep), è sovraordinato rispetto alle delibere locali e andava applicato a partire dall’entrata in vigore del Dpcm 159/2013.

In merito al tema delle risorse, circa 30 milioni all’anno secondo alcune stime non verificate dei gestori, i presidenti di Utim e Ulces osservano: «Si tratta di livelli essenziali, quindi obbligatori da garantire e non legittimamente soggetti a limitazione per presunta scarsità delle risorse. I Comuni hanno avuto 10 anni per adeguarsi. Se – secondo le loro stime – equivalgono a 30 milioni all’anno, in 10 anni si tratta di 300 milioni di euro corrisposti dai cittadini piemontesi più deboli e che non dovevano essere versati per le rette alberghiere». Inoltre, «in generale, le spese dei Comuni sono spesso destinate ad attività discrezionali, non di livello essenziale, che devono essere subordinate a quelle previste dai Lep».


[ad_2] Leggi tutto l’articolo “Milioni versati ingiustamente dai piemontesi più deboli”
www.vercellinotizie.it è stato pubblicato il 2024-07-22 23:39:48 da Andrea Borasio


0 Comments