Molestie, stalking e minacce di morte, l’inferno di una giovane di Sulmona

Molestie, stalking e minacce di morte, l’inferno di una giovane di Sulmona


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7 maggio 2025 | 15:36

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Molestie, stalking e minacce di morte, l’inferno di una giovane di Sulmona

Tre denunce per molestie, stalking e minacce di morte. L’inferno vissuto da una giovane, raccontato sui social.

Convive con la paura una 28enne di Sulmona che dopo tre denunce per molestie sessuali e stalking contro un 59enne del posto già noto alle forze dell’ordine lancia un appello sui social.

SULMONA –“Ho già sporto tre denunce. Eppure lui è ancora libero, libero di vivere, di spaventare, di distruggere”. Così dichiara una giovane donna, esasperata dall’ennesimo episodio di stalking e molestie subito negli scorsi giorni.

Sono accaduti a Sulmona i tre episodi di molestia, insulti e intimidazioni da parte dell’uomo, più volte segnalato alle forze dell’ordine. Il motivo degli ultimi due episodi sarebbe quasi sicuramente da attribuire alla segnalazione dell’accaduto alle forze dell’ordine, le quali lo avrebbero spesso allontanato dai luoghi frequentati dalla vittima.

Infatti, quello dell’altro giorno sembrerebbe non essere il primo episodio denunciato. Il molestatore avrebbe importunato la donna nei mesi precedenti seguendola nel luogo di lavoro, facendo apprezzamenti e avances fino a sfociare nella molestia fisica con palpeggiamenti talmente violenti da causarle ecchimosi riscontrate nella prognosi rilasciata dal pronto soccorso, dove la donna si è recata in seguito all’accaduto. Da lì, l’attivazione del codice rosa presso il commissariato di Sulmona e il primo passo nella battaglia contro lo stalker.

Il 5 maggio, l’uomo, probabilmente agitato per via delle denunce a suo carico, si è recato presso l’esercizio commerciale in centro storico dove lavora la giovane e ha iniziato a inveirle contro, fino ad arrivare alle minacce di morte.

Esasperata, la vittima ha deciso di lanciare sui social un grido di aiuto nell’intento di smuovere un sistema giudiziario lento e poco reattivo. “Mi hanno detto di avere pazienza. Mi hanno detto che devono seguire le procedure. Ma quanto bisogna aspettare? Quanto volte bisogna quasi morire prima che qualcuno intervenga?” scrive, la giovane, appellandosi alla giustizia. Una giustizia che, si spera, non attenda con le mani in mano un nuovo episodio violento da ricordare.

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