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“Oggi è molto difficile per noi ragionare già sul 2025 nel senso che è necessario almeno raggiungere sostanzialmente la fine della campagna per capire quali saranno effettivamente i nostri costi, che in questo momento purtroppo sono decisamente più alti di quello che ci saremmo aspettati. E vedere che cosiddetti volumi riusciamo a raggiungere. Noi oggi abbiamo un’idea degli ettari che sono stati coltivati, abbiamo un’idea della cosiddetta resa per ettaro, che è una resa più bassa alla media degli ultimi anni, ma non sappiamo ancora come finirà la campagna”. Così, intervistato da Adnkronos/Labitalia, Francesco Mutti, amministratore delegato del Gruppo Mutti, azienda di Parma leader in Europa e in Italia nel mercato dei derivati del pomodoro, sulla campagna 2024 di raccolta del pomodoro.
E Mutti ricorda che “siamo estremamente esposti ai fenomeni climatici. Banalmente, e qui incrocio le dita, se cominciassero delle piogge importanti nei prossimi giorni quello che oggi sono delle attese verrebbero completamente smentite. Noi speriamo di avere una campagna al 2024 importante perché il 2023 lo abbiamo sofferto per una carenza di prodotto e oggi speriamo di riuscire a fare l’interesse della nostra produzione. Quindi prima di poter prospettare un 2025 abbiamo bisogno di almeno un altro mese forse anche 40 giorni visto che nel nord Italia, dove abbiamo concentrato gran parte della nostra produzione, la campagna è decisamente tardiva”, sottolinea.
“Da lì in poi – prosegue – due saranno gli assi: valorizzare la qualità, la bontà del pomodoro italiano 100% made in Italy e di portare valore lungo tutta la filiera, partendo dai consumatori, da colui che alla fine assaggia, gode, apprezza il nostro prodotto. Dall’altro vediamo con ansia questa preoccupazione cinese. Noi come sistema europeo dobbiamo tutelare i nostri consumatori in modo trasparente quindi facendogli sapere la provenienza della materia prima nel modo più chiaro possibile”. E secondo Mutti “i consumatori italiani ad oggi possono essere sereni ma dobbiamo fare in modo che questa serenità non solo permanga e perduri ma possa essere migliorata e che debba essere espansa a tutti i consumatori europei, non solamente quelli italiani”.
“Il pomodoro cinese è di bassissima qualità – conclude – e anche la parola qualità stride rispetto ai loro standard. La loro sovrapproduzione è un fenomeno che dobbiamo fronteggiare in modo chiaro dobbiamo se vogliamo salvaguardare la nostra agricoltura, le nostre aziende, la valorizzazione, che stiamo dando in generale a questa filiera. Dobbiamo prendere quindi delle azioni che non siano solamente di impedire la loro diffusione, ma dobbiamo garantire quantomeno la trasparenza ai nostri consumatori in modo tale che sappiano effettivamente che cosa stanno acquistando. Già questo distingue in modo chiarissimo quello che è l’eccellenza italiana da un prodotto di bassissima qualità come quello cinese”.
www.parmatoday.it è stato pubblicato il 2024-08-26 16:32:56 da
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