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REGGIO CALABRIA Diceva: «A Scilla si fa quello che dico io, quando lo dico io e come cazzo voglio io». Una «arroganza criminale» ostentata, quella di Giuseppe Fulco, unita alla «volontà di imporre, con l’intimidazione mafiosa, le sue regole inderogabili», che trovano ampio spazio nelle carte dell’inchiesta “Nuova Linea” che ha portato al processo in abbreviato che si è concluso a Reggio Calabria con quattordici condanne e quattro assoluzioni. La condanna più pesante è stata inflitta dal gup Margherita Berardi proprio a Giuseppe Fulco, vent’anni di reclusione per il nipote del defunto Giuseppe Nasone, indicato come il capo storico dell’omonimo gruppo criminale. Oltre 15 anni di reclusione per il suo braccio destro Antonino Nasone, detto “La Iena”, mentre ad Alberto Scarfone sono stati…
www.corrieredellacalabria.it è stato pubblicato il 2024-01-05 18:57:29 da Redazione Corriere
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