GROSSETO. Torna la «Settimana della Bellezza», promossa dalla diocesi di Grosseto e Fondazione Crocevia e arrivata alla nona edizione: il via venerdì 21 marzo alle 17 al Polo Universitario Grosseto e poi sabato 22 marzo, sempre alle 17 nella Sala Friuli, al convento San Francesco.
La Settimana della Bellezza è anche in collaborazione con la Fondazione Chelli, la co-organizzazione del Comune di Grosseto e la collaborazione di Fondazione Grosseto Cultura tramite Polo culturale Le Clarisse e Maam-Museo archeologico e d’arte della Maremma, Fondazione Polo Universitario Grossetano, Avvenire, Luoghi dell’Infinito, Ente parco della Maremma, Coldiretti. Con il main sponsor Fondazione Bertarelli.
Il primo in contro all’Aula delle colonne del Polo Universitario Grossetano, che è anche ente partner che organizza questo momento. Il tema sarà proposto da Carlo Citter, professore associato di Archeologia medievale e post medievale del dipartimento di Scienze importanti e dei Beni culturali dell’Università di Siena dal titolo «Come può un archeologo studiare la fede? Alcuni esempi dal Medioevo europeo».
Recenti sviluppi nella riflessione teoretica propongono di andare oltre l’interpretazione economica del dato materiale per valutare quanto la fede nella sua accezione più ampia abbia influito nella sua formazione.
Questi approcci valutano in modo diverso la ritualità funeraria, ma anche la produzione di oggetti, la disposizione degli ambienti di un’abitazione, fino alla collocazione stessa degli insediamenti e la costruzione di spazi con significati simbolici. Attraverso una serie di casi di studio tratti dalle più avanzate esperienze di archeologia medievale europea, l’incontro con Carlo Citter vuol proporre una riflessione sui punti di forza, ma anche sulle debolezze di questi approcci.
Nella sala Friuli di piazza San Francesco, sempre alle 17, il conferenziere Cosimo Di Bari, affronterà il tema – «Vietare, sorvegliare o accompagnare? Le sfide per educare al digitale, all’infanzia e all’adolescenza». Per le celebrazioni legate al centenario della nascita del maestro Alberto Manzi.
Carlo Citter (61 anni) si è laureato in archeologia medievale presso l’Università di Siena nel 1989. Dottore di ricerca nel 1995, è professore associato presso la stessa università. Svolge regolarmente attività didattica dall’a.a. 1999-2000. È autore di numerosi saggi sui temi dell’archeologia medievale fra cui edizione di scavi. È presidente della Medieval Europe Research Community e dello European Liberal Arts Network. Fra i suoi principali interessi la formazione dei paesaggi medievali attraverso metodologie d’indagine che coniugano le digital humanities, l’uso integrato di fonti diverse e la geografia.
Cosimo Di Bari, è professore associato di Pedagogia generale e sociale presso il Dipartimento di formazione, lingue, intercultura, letterature e psicologia presso l’Università degli Studi di Firenze. Di Bari, fiorentino, 44 anni, ha conseguito dottorato di ricerca in «Metodologia della ricerca pedagogia. Teoria e storia» presso l’Università degli Studi di Firenze, nel 2011. Da quello stesso anno svolge insegnamenti in ambito universitario, prima attraverso docenze a contratto e poi come affidamento diretto durante l’incarico da ricercatore. È giornalista pubblicista dal 2002 e collabora con riviste accademiche e con riviste divulgative che si rivolgono ai servizi educativi 0-6 anni e alle famiglie. A settembre 2024 è stato fra i relatori del convegno promosso a Sorano dal centro Alberto Manzi, in collaborazione col Comune e l’Isis Zuccarelli, dedicato proprio all’arte di essere maestri e all’attualità di Manzi fra innovazione educativa e umanesimo sociale.
«Queste due giornate – dicono gli organizzatori della Settimana della Bellezza – saranno ulteriori occasioni di riflessione sul tema che fa da sfondo a questa edizione: dalle ferite la speranza. Siamo convinti infatti, che l’educazione delle nuove generazioni sia un grande vettore di speranza e che per questo sia decisivo investire, anche come Chiesa, nell’educazione per avere gli strumenti giusti per approcciare la complessità senza averne paura, ma volendo starci dentro con apertura di cuore e con speranza».
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