«Non riusciamo a estirpare la mentalità padronale»

«Non riusciamo a estirpare la mentalità padronale»


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«Non riusciamo a estirpare la mentalità padronale»

ANCONA – Femminicidi in aumento, la problematica delle carceri con i detenuti senza progetti di inserimento nel mondo del lavoro e in strutture troppo piccole e poi il fallimento della App che doveva aiutare nella digitalizzazione del fascicolo penale. Il procuratore generale per la Corte di Appello di Ancona Roberto Rossi ha fatto il punto della situazione a due giorni dall’inaugurazione dell’anno giudiziario delle Marche, che si terrà sabato alla Mole Vanvitelliana (alle 10 nella sala dell’auditorium Orfeo Tamburi). Potrebbero esserci forme di protesta da parte dell’Anm, l’associazione nazionale magistrati, contro la riforma che vede la separazione delle carriere dei magistrati requirenti e giudicanti (dopo il via libera della riforma alla Camera). Nelle Marche «regione tutto sommato tranquilla rispetto ad altre realtà», ma sussiste una «vera emergenza per i femminicidi e le violenze di genere, c’è qualcosa che non funziona a livello prevenzione». «Non riusciamo a estirpare la mentalità padronale anche nei giovani, per cui la donna deve sempre rendere conto, il fidanzamento deve essere un legame eterno e solo l’uomo può scioglierlo». 

Questo il monito di Rossi che traccia un quadro dei reati più inquietanti nel distretto. I femminicidi sono passati da sette a nove nelle statistiche giudiziarie tra 2023 e 2024, 10 nell’anno solare 2024. Nonostante un’intensa attività di contrasto di procure e forze dell’ordine, ammette il pg, «non riusciamo a invertire la rotta». In aumento sono anche stalking, aggressioni e maltrattamenti. «A volte il freno di misure come il divieto di avvicinamento, non funziona – osserva – e in altre occasioni la vittima non riesce a rendersi conto del grado di pericolosità della persona che ha di fronte». In certi casi anche il braccialetto elettronico non ha evitato tragedie come per la 54enne Concetta Marruocco, uccisa in casa a Cerreto d’Esi il 14 ottobre 2023 dal marito Franco Panariello. Piombò di notte nell’abitazione, nonostante il braccialetto elettronico che avrebbe dovuto segnalare la violazione rispetto al divieto di avvicinarsi alla donna ma  quella sera non funzionò bene. 

«Non sempre è possibile ricorrere al carcere – ricorda il pg – c’è un margine di incertezza nell’intervento. Ci sono stati anche casi di sottovalutazione del pericolo ma non è facile capire». Per il distretto Ancona i casi riconducibili a violenze di genere passano da 424 a 484. In lieve diminuzione, invece, i reati connessi a violenze sessuale. Al di là dell’emergenza per la violenza di genere, secondo il procuratore generale Rossi, «la situazione regionale non è drammatica, non ci sono picchi particolari di fenomeni criminali o zone off-limit, neanche per furti o rapine». Flop per la App della digitalizzazione del fascicolo. «L’innovazione dovrebbe semplificare e velocizzare i procedimenti – osserva Rossi – e invece quando va bene le rallenta. Dipende molto dalla capacità informatica degli operatori. È un sistema complesso, ci sono decine di stringhe da riempire, spesso non combaciano e non contemplano alcune fattispecie». 

Già «la sperimentazione l’anno scorso – ricorda il procuratore generale – era andata malissimo, tanto che l’utilizzo era stato limitato alle procedure di archiviazione: c’erano tali e tante criticità e disfunzioni che il sistema è andato avanti con un rallentamento delle procedure. Sarebbe veramente una svolta se funzionasse ma non riusciamo a decollare: quello che funziona, funziona lentamente. Per richieste di archiviazione per cui servirebbero pochi minuti, servono ore: rimangono iscritte troppo a lungo persone per cui è stata chiesta l’archiviazione – lamenta Rossi – e dunque sono procedure non soddisfacenti». Tre tribunali, Ascoli, Pesaro e Fermo sono tornati al cartaceo. Carenza spazi e finanziamenti per progetti che tengano impegnati i detenuti in carcere dove aggressioni, suicidi e gesti autolesionisti sono all’ordine del giorno. Nelle carceri di Montacuto e Pesaro si registrano le maggiori criticità. Al di là dell’«elenco di doglianze» su «sovraffollamento, gesti autolesionistici e aggressione ad agenti di polizia penitenziaria, problemi e criticità che ci sono», il pg si è voluto soffermare sulle attività «sperimentate che non risolvono ma contengono i disagi in maniera rilevantissima». D’esempio, ha ricordato, realtà come Ancona Barcaglione, «carcere modello, dove si forma e si prepara al lavoro i detenuti, dove c’è un’azienda agricola e nessun problema o tentativo di suicidio».

Nella stessa città, e con la stessa direttrice, «Montacuto, dove sono presenti 330 detenuti su una capienza di 250, è una delle carceri più problematiche» perché, sottolinea, non ha spazi per svolgere queste attività di formazione. Criticità il pg le ha segnalato anche nel carcere di Pesaro (250 detenuti a fronte di una capienza di 150) «che era un modello con attività di falegnameria e un’officina, dove i detenuti venivano formati formati e compensati». «Poi si sono interrotti i finanziamenti per queste attività – ha riferito – e ora ci sono problemi, autolesionismo, aggressioni». «Se la prospettiva del detenuto è guardare il muro della cella – chiosa il pg – è chiaro il disagio che prova; se invece il detenuto può seguire corso di studio, ha una prospettiva e i disagi vengono limitati». «A Fossombrone – ha ricordato Rossi a proposito di un’altra realtà virtuosa – i detenuti si laureano: uno di loro va per la terza laurea».

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www.anconatoday.it è stato pubblicato il 2025-01-23 21:46:18 da


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