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Tra i rifiuti che dovrebbero finire nel deposito nazionale – quando sarà costruito – ci sono anche quelli prodotti negli ospedali, da attività di medicina nucleare, dall’industria e dalla ricerca. Circa un migliaio di metri cubi all’anno raccolti in vari depositi provvisori sparsi lungo la penisola e in parte smaltiti, dopo un adeguato tempo di decadimento, come rifiuti convenzionali. Il resto – qualche centinaio di metri cubi all’anno – arriva nei depositi temporanei di Casaccia, vicino a Roma, gestiti da Nucleco.
“Vengono trattati, messi in sicurezza, depositati. I rifiuti condizionati passano da qualche centinaio di metri cubi a poche decine perché ridotti di volume e qui rimangono fino all’avvio del deposito nazionale” spiega Nadia Cherubini, presidente di Nucleco, che aggiunge: “I rifiuti che sono condizionati sono di proprietà dell’ENEA, responsabile per il trasporto al deposito nazionale”.
I depositi Nucleco
Il deposito nazionale dovrebbe conservare in sicurezza anche i rifiuti radioattivi, oggi stoccati all’interno di depositi temporanei, prodotti dall’esercizio e dallo smantellamento degli impianti nucleari. Ma il deposito nazionale ad oggi non c’è.
Quanto spazio libero c’è ancora nei depositi Nucleco?
“I nostri depositi sono molto pieni, perchè sono attivi da fine anni ’80 e abbiamo poca capienza. Stiamo pensando a modi per diminuire la volumetria dei rifiuti e aumentare gli spazi, ma attualmente la capienza è limitata” racconta Cherubini.
A seconda che siano solidi, liquidi o che si tratti di sorgenti a media o bassa intensità, i rifiuti radioattivi subiscono trattamenti diversi. Ed è proprio su questo che alla Nucleco cercano di concentrarsi, con l’obiettivo di fare spazio, riducendo i volumi, in attesa del deposito nazionale.
Servizio di Elena Cestino
montaggio di Mattia Gaido
intervista a Nadia Cherubini, presidente Nucleco
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