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BARI – Dopo il sabato di riposo, domenica di lavoro per il Bari di Moreno Longo che oggi riprende il lavoro con allenamenti a porte chiuse per aumentare la concentrazione in vista del match di venerdì sera al «San Nicola» contro il Catanzaro. Biancorossi e giallorossi le cui strade si incrociano come quelle di tanti ex – tra calciatori, dirigenti e allenatori – transitati su entrambe le sponde nel corso degli ultimi vent’anni. L’ultimo, in ordine di tempo, è il ds catanzarese Ciro Polito. Lo precede, tra altri, una triade di tecnici. Da Dino Bitetto (a Catanzaro nel 2001/ 2002), Gaetano Auteri (in Calabria in tre riprese dal 2009 al 2020, prima di approdare al Bari) a Nunzio Zavettieri (giallorosso nel 2016/17).
Quest’ultimo raccolse la pesante eredità ambientale legata alle indagini giudiziarie iniziate nel 2011 per le note vicende del calcioscommesse che porteranno a penalizzazioni, indebitamenti del club e autogestione sportiva. La formazione disputa tre complicatissime stagioni di B che culmineranno nella celebre «meravigliosa stagione fallimentare» 2013/14. Epopea umana e calcistica scolpita nella memoria della città tanto da essere immortalata nell’omonimo film diretto da Mario Bucci.
Tra i protagonisti di quella scalata, spicca la figura di Nunzio Zavettieri. Giunto nel 2012 da Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria), nel suo secondo anno, dopo le dimissioni di Carmine Gautieri, diventa primo allenatore coadiuvato Giovanni Loseto e da Roberto Alberti Mazzaferro in quanto sprovvisto del patentino di prima categoria. L’avventura barese segue ad alcune vicende internazionali. Nel 2009, sulla panchina lettone del Ventsplis con cui conquista due secondi posti in campionato e matura brevi esperienze di Champions ed Europa League. Quindi una breve esperienza nell’Adelaide United, in Australia.
Col Bari, dirigerà 47 partite per 20 vittorie, 13 pareggi e 14 sconfitte. Avventura conclusa col definitivo fallimento del club nel 2014. Lontano da Bari, tocca le tappe di Catanzaro, Bisceglie e Francavilla. Nel 2019 il ritorno in Lettonia alla guida dello Spartaks Jūrmala, dove scopre e lancia il baby Charpentier (oggi al Parma in A). In archivio l’anno alla Nocerina, oggi attende il visto di lavoro per un’Academy Under 16.
Zavettieri, partiamo dall’inizio. Per motivi di studio da giovane si trasferisce a Perugia, dove conosce Serse Cosmi. Che ruolo ha avuto il tecnico perugino per maturare la sua propensione ad allenare?
«Quando ci siamo conosciuti, Cosmi allenava la Juniores dove io giocavo. Ho sempre seguito il suo modo schietto di gestire le squadre. La sua carriera è partita da zero, ha fatto tanta gavetta. Si è fatto da solo. Un esempio per me e per tanti».
Dopo alcune esperienze in Calabria e in Lombardia come tecnico di futsal, si fa le ossa nei settori giovanili di Venezia, Udinese ed Inter. Quanto le è servita questa formazione?
«È stata fondamentale, in relazione al background che ci si costruisce dal punto di vista metodologico e didattico. Il settore giovanile dovrebbe essere una palestra per tutti gli allenatori».
Veniamo al suo ex Bari. Moreno Longo e il 3-5-2: cosa ne pensa di questo modulo, oggi parecchio inflazionato tra i suoi colleghi.
«È un sistema di gioco che ti permette di avere equilibrio e superiorità in mezzo. Io non impazzisco per questo modulo. Al di là dei numeri, conta come si applica il sistema di gioco. Ho in testa un calcio diverso, con la linea a quattro dietro. Solo con la Primavera dell’Udinese, tanti anni fa vincemmo il girone col 3-5-2. Dipende dalle caratteristiche dei calciatori».
Tra i biancorossi, vige il dilemma sull’impiego contestuale di due trequartisti. Resta da capire la coesistenza, per esempio, di Sibilli e Falletti. Come si gestisce sul piano tattico e tecnico?
«Di sicuro sono compatibili. Quando hai giocatori bravi puoi farlo connettendoli agli altri sette che hai davanti. Non solo con le punte. Bisogna valutare le caratteristiche degli esterni e dei due centrocampisti. E come si vuole sviluppare il tre più quattro se giochi con uno davanti. Oppure con i due più uno, alternandoli magari a partita in corsa. Falletti e Sibilli sono giocatori forti, creano superiorità numerica. Per il Bari è un fattore importante, tanta roba».
Un centrocampo a cinque offre migliori garanzie di copertura?
«Nel 3-5-2 puoi difenderti a cinque e a quattro. Dipende dal modo di interpretare il sistema di gioco».
Non sempre vincono le squadre che partono con i favori dei pronostici. Il Bari di quest’anno assomiglia al suo, partendo dietro le quinte rispetto ad altre avversarie molto più dotate. Cosa serve per vincere?
«Per vincere serve magia. Si deve creare l’empatia nel gruppo, con tutti gli aspetti di campo ed extracampo. Occorrono una società forte e la presenza del pubblico. La spinta al San Nicola e fuori casa può fare la differenza. Quando tutto questo arriva al momento giusto, si crea una miscela speciale. Nel mio Bari, soffrimmo nel girone di andata. Angelozzi fu bravo a gennaio a completare la squadra con due giocatori per ruolo. Con la rosa al completo, avemmo una continuità importante. Facemmo una cavalcata incredibile. L’unico rammarico è che arrivammo ai playoff con tante difficoltà. Tra squalifiche e infortuni non riuscimmo mai a schierare una formazione al completo. Se li avessimo giocati a maggio, saremmo andati in A».
Dopo Bari, nel 2016 viene nominato nuovo tecnico del Catanzaro, firmando fino al giugno seguente e prendendo il posto di Mario Somma. Che parentesi è stata in Calabria?
«È stato il mio primo esonero, l’inizio di una parabola discendente. Ero il terzo allenatore della stagione. C’erano dinamiche difficili da gestire, rilevate fatali. Sono stato comunque bene. Ho conosciuto persone nuove».
Quanto può influire il ruolo dei tifosi biancorossi per accrescere i risultati positivi della squadra?
«Possono essere determinanti. In uno stato di euforia, i tifosi del Bari sono fondamentali. Giocare davanti a cinquantamila persone è un altro mondo. L’augurio è che si possa rivivere una stagione come la mia, con un epilogo migliore».
Quanto le mancano Bari e i baresi?
«Quando possibile, passo sempre da Bari. Ho una compagna pugliese. Bari è la mia seconda città. Quello che ho vissuto là è unico. Ho mantenuto rapporti bellissimi, come quello con Loseto. Non ho mai più rivisto il Bari. Mi sono ripromesso di farlo quando la squadra sarà promossa in A».
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www.lagazzettadelmezzogiorno.it è stato pubblicato il 2024-10-13 13:01:00 da
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