OFFESE ALL’ISLAM: MULTATO FACCI, RICHIESTA DANNI DALL’AQUILA A 20 ANNI DAL CROCIFISSO RIMOSSO | Ultime notizie di cronaca Abruzzo

OFFESE ALL’ISLAM: MULTATO FACCI, RICHIESTA DANNI DALL’AQUILA A 20 ANNI DAL CROCIFISSO RIMOSSO | Ultime notizie di cronaca Abruzzo


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L’AQUILA- Si riaccende nella memoria degli aquilani, dopo 20 anni esatti,  la polemica, mai sopita negli animi dei fedeli, che poggia sulla diversità di vedute tra Islam integralista e Cristianesimo che culminò con la rimozione del crocifisso della scuola di Ofena su iniziativa dell’islamico egiziano Adel Smith. Il simbolo della cristianità  fu poi riposizionato dopo più sentenze ma ci fu clamore in tutta Italia.

L’occasione è offerta dalla recente condanna a Milano a una multa di 4.500 euro con i benefici di legge a carico del noto giornalista di Libero, e spesso commentatore sulle reti Mediaset,  Filippo Facci, per offese  all’Islam dopo la denuncia presentata da Massimo Zucchi, presidente dell’associazione unione musulmana: costui scese in campo nell’Aquilano a sostegno delle discusse iniziative di Smith, passato a miglior vita 10 anni fa, al punto da stabilirsi qui per un periodo breve avviando anche una iniziativa commerciale con lo stesso Smith a Ofena (L’Aquila), salvo poi dissociarsi.

Ma i ponti con  L’Aquila non li ha tagliati visto che sia la denuncia che la imminente richiesta di risarcimento, se i giudici lo prevedranno (ci sarà l’appello), sono partite dall’Abruzzo tramite l’avvocato Dario Visconti. L’ipotetico risarcimento andrà in beneficenza.

Facci nel suo articolo ha manifestato con frasi molto dure la sua critica al Corano e secondo i giudici è andato troppo oltre.

Ma, come detto, tutto nasce dal 2003 quando Smith  fu protagonista di due episodi:  scagliò dalla finestra dell’ospedale aquilano dove era ricoverata l’anziana madre un crocifisso e  fu condannato dal tribunale a 8 mesi per vilipendio alla religione.

Il caso più eclatante, però, risale all’ottobre 2003, dopo un suo ricorso tramite l’avvocato Visconti, per il quale il giudice del tribunale aquilano Mario Montanaro  depositò la sentenza-shock che impose la rimozione entro 30 giorni, di qualsiasi simbolo religioso dalla scuola elementare e materna  di Ofena, frequentata da due dei figli dell’islamico, all’insegna della laicità della scuola con questa motivazione: “La scuola pubblica deve essere imparziale di fronte al fenomeno religioso”.

La decisione, poi revocata irrevocabilmente dopo pronunce giudiziarie di diverso segno, suscitò proteste e manifestazioni soprattutto a Ofena dove affluirono cronisti da tutta Italia delle più autorevoli testate.

Una curiosità: la stessa rimozione materiale del simbolo fu un atto sofferto per la persona dell’ufficio notifiche della Corte di appello aquilana cui,  per ragioni di ufficio e competenza territoriale, spettò operare. La beffa fu nel fatto che nello stesso ufficio, lo sappiamo, vi era anche qualcuno che lo avrebbe tolto senza particolare ansia ma i regolamenti interni non lo consentivano.

Nella stessa scuola, nel 2005, furono evitati il presepe e la recita natalizia suscitando ulteriori  polemiche.

 

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