“Oggi siamo 3.000 e non ci fermeremo” – Savonanews.it

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“Oggi siamo 3.000 e non ci fermeremo” – Savonanews.it

Protesta dura e ad oltranza. Il Savonese non vuole la nave rigassificatrice Golar tundra davanti alle coste di Vado e Savona. Lo dice a gran voce da mesi, da quando è iniziata la mobilitazione contro il progetto: la maxi catena nelle spiagge del savonese e davanti all’isola di Bergeggi, la protesta sotto l’Unione Industriali, il palazzo della Regione e la Provincia, il “funerale” dai Marinella allo Scaletto e questo pomeriggio il corteo con partenza da Piazza Mameli fino a Piazza Sisto. Tremila persone che a gran voce hanno ribadito il loro no.

Lo hanno fatto con tenacia, caparbietà, ironia tramite cartelli, slogan ora anche poesie e canzoni per fare arrivare al commissario Toti tutta la contrarietà di un intero territorio che va dalla costa all’entroterra. Il primo a parlare sul palco Franco Zunino di Arci.

“Questa è una una battaglia trasversale – ha detto Franco Zunino – che unisce tutti i cittadini del comprensorio, al di là di appartenenze e orientamenti politici. Una battaglia che pensiamo sia fondamentale per la tutela della qualità della vita del territorio della salute della sicurezza e di un progetto di sviluppo sostenibile non incatenato alla pesante zavorra per oltre un ventennio delle fonti fossi a cui verrebbe condannato se questo progetto venisse realizzato. Eventuali compensazioni economiche non sono accettabili. Il modo in cui il presidente della Regione ha apostrofato i cittadini del comprensorio come terrapiattisti è vergognoso, zoticoni che si oppongono alle sorti mirabolanti di progresso. Tutti assieme ce la possiamo fare a fermare questo assurdo e pericoloso progetto”.

Sul palco anche i sindaci di Quiliano Isetta, di Bergeggi Rebagliati, di Carcare Mirri, di Albissola Nasuti e il sindaco di Savona Russo. “E’ bellissimo trovarci qua così tanti – ha detto Russo – in questa piazza che rappresenta tutti i comuni del territorio. Oggi siamo di nuovo in tantissimi qua a ribadire la nostra posizione. Tutto questo racconta un territorio che ha dato una grande dimostrazione di maturità e consapevolezza, capace di compattarsi intorno ai temi fondamentali che lo riguardano”.

“Racconta un territorio – ha continuato Russo – che è capace di misurarsi coni grandi temi nazionali e internazionali ed è capace di capire se un progetto è giusto o sbagliato. E questo è sbagliato. Un territorio non si limita a guardarsi allo specchio e che se gli viene proposto un progetto sbagliato è capace di alzarsi e dirlo, senza calcoli, senza timidezza, senza tentennamenti. Un territorio che, se capisce che un progetto gli viene imposto dall’alto non per presunte esigenze nazionali ma per calcoli particolari, è disposto a dire che non ci sta. Questo progetto è innanzitutto lacunoso, a dimostrazione della fretta e superficialità con cui è stato messo a punto. E’ sbagliato in radice e guarda indietro e non avanti rispetto alle sfide energetiche”.

Gli attori Giorgio Sacarmuzzuino e Simonetta Guarino hanno affrontato il tema del rigassificatore con l’ironia, il primo leggendo una poesia scritte da Mimmo Lombezzi sul rigassificatore e con un intervento sulla vicenda del rigassificatore e la carriera del Commissario Toti, preceduto da quello della Guarino dando una sua interpretazione della vicenda, entrambi facendo leva sull’ironia, doppi sensi e prese in giro.

Ha chiuso l’incontro e Alessandro Giannì, di Greenpeace Italia. “Ho avuto modo di vedere carte della Golar Tundra – ha detto Gianni – perché Greepeace e Wwf hanno fatto un ricorso su Piombino. In quelle carte ce n’è una molto interessante. I certificati della nave dicono che non può navigare se non è o completamente piena o completamente vuota. Se è a meta si crea un’onda dentro che spacca le paratie e fa un danno grave. E quando ho letto mi sono chiesto: ma dove potrà andare, in quale porto potrà andare una nave simile? Qui non la voglio mettere in un porto ma nel mare”.

“Questo è un impianto industriale a rischio Seveso – ha proseguito – . Perché il nostro mare deve essere un sito industriale? Perché il Santuario dei cetacei deve diventare il Santuario del rigassificatore?. Questo è pericoloso perché vuol dire che nel nostro mare ci possono mettere di tutto. Siamo indifesi: o ci difendiamo noi o non ci difende nessuno. E’ quello che stiamo facendo qui. Stiamo facendo un atto di autodifesa perché non ci fidiamo di queste persone. Non possiamo fidarci è questo il punto. Dopodichè ci diranno terrapiattisti, i ragazzi che protestano per strada li criminalizzano ma noi dobbiamo resistere perché ci teniamo a questo pianeta. Noi non siamo soli”. Alla fine c’è stato il concerto con i Pulin and the little mice e Musicarte.

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www.savonanews.it è stato pubblicato il 2023-11-11 15:00:00 da Luciano Parodi e Elena Romanato


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