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L’AQUILA – La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 15 anni di reclusione per Gianmarco Paolucci il macellaio di 29 anni, accusato di aver ucciso Paolo D’Amico, l’operaio 55enne trovato morto il 24 novembre del 2019 nella sua villetta isolata (foto) nelle campagne di Barisciano (L’Aquila).
Lo stesso procuratore generale della Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso della difesa con la condivisione anche della parte civile rappresentata dal legale aquilano Francesco Valentini. Per cui per il condannato si aprono le porte del carcere. Un verdetto prevedibile viste le identiche condanne riportate in primo e secondo grado, ovvero la “doppia conforme”, secondo un antico gergo forense.
Il delitto sarebbe avvenuto per questioni di spaccio e consumo di droga visto che nel garage sono state trovate ad essiccare una ventina di piante di marijuana che D’Amico, uomo schivo e riservato, coltivava in una piantagione impiantata nel verde della sua casa di campagna. Fondamentali per risalire al colpevole, le tracce di dna rinvenute nei pantaloni della vittima, all’altezza delle caviglie, nell’atto, questa l’ipotesi, del trascinamento del cadavere dentro il garage, per liberare la porta di uscita, all’altezza della quale sarebbe avvenuta la brutale aggressione. Dna compatibile con quello del condannato ottenuto a metà dicembre del 2020 durante un controllo anti-alcol stradale, quando oramai i sospetti si concentravano tutti sul macellaio.
Come ricostruito dai carabinieri dell’Aquila e dai colleghi del Reparto Investigazioni Scientifiche (Ris) di Roma, l’assassino ha inferto, 22 colpi contro la vittima sul torace, le mani e il capo, con uno scalpello-cesello per la lavorazione del legno e poi con un martello da lavoro con manico in legno sulla testa, cagionando la morte per grave politrauma cranico encefalico, emorragia diffusa e insufficienza respiratoria acuta.
Il giovane condannato si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere e solo una volta ha fornito delle dichiarazioni spontanee per dire di non essere un assassino.
Nel precedente giudizio di Assise di appello il pg aveva chiesto la condanna all’ergastolo tenuto conto dei futili motivi e della crudeltà con i quali l’omicidio è stato portato a termine: la vittima colpita all’ingresso del garage in prossimità dell’uscio mentre stava entrando e poi trascinata dentro il locale. Ma questa richiesta è stata sempre respinta. Nel corso dell’udienza di Cassazione l’uomo è stato assistito dall’avvocato Lucia Sardo del Foro di Milano. Ora si aspettano le motivazioni da parte dei giudici della suprema corte.
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