Ospedale di Tivoli, montagne di rifiuti stoccati fuorilegge e il mistero dei “sacchetti gialli”. Indagine sulle ditte di smaltimento

Ospedale di Tivoli, montagne di rifiuti stoccati fuorilegge e il mistero dei “sacchetti gialli”. Indagine sulle ditte di smaltimento


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Resti di medicinali, rifiuti speciali e ospedalieri. Ma anche gli imballaggi e i contenitori del cibo che viene distribuito ai pazienti. Montagne di confezioni, cellophane, e materiali infiammabili di ogni tipo che avrebbero fatto divampare le fiamme in pochi minuti. E poi c’è il mistero dei sacchi gialli, che in tanti giurano di aver visto più volte “strabordare” dal punto in cui sarebbe partito l’incendio. «Mi è capitato spesso passando con la bici di fermarmi a osservarli e ogni volta sono rimasto interdetto per quanti erano», afferma l’assessore all’ambiente del comune di Tivoli Gianni Innocenti.

A quattro giorni dall’incendio che la notte dell’otto dicembre ha devastato l’ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli, facendo morire tre pazienti, ancora non è chiaro come sia partito il rogo. Ma soprattutto cosa abbia preso fuoco. Per questo ora gli occhi, oltre che sulla sicurezza della struttura, sono puntati anche sulla gestione dei rifiuti della struttura sanitaria, che fa parte della Asl Rm 5.

I vigili del fuoco, a cui sono state affidate questo tipo di indagini dalla procura di Tivoli, faranno presto dei campionamenti sui rifiuti bruciati per capire cosa fosse stoccato. Oppure «ammassato per la giornata di festa», come denunciano sottovoce anche alcuni lavoratori. Sono diverse infatti le aziende che si occupano dello smaltimento dei rifiuti all’interno dell’ospedale. E non si esclude che la quantità maggiore lasciata a terra nel cortile dell’ospedale sia stata causata proprio dal ponte dell’Immacolata. Dal comune di Tivoli sono quasi certi che tra i materiali accatastati non ci fossero i rifiuti di competenza dell’Asa, la municipalizzata che si occupa della raccolta ordinaria. Carta, umido e rifiuti secchi non speciali che l’azienda raccoglie ogni giorno: «L’Asa lavora 365 giorni l’anno, non credo fossero nostri», precisa Innocenti, che già oggi avvierà una serie di accertamenti. Mentre i rifiuti speciali dell’ospedale vengono raccolti da altre ditte per conto della Asl.

La procura di Tivoli inoltre vuole anche capire se l’area individuata per lo stoccaggio fosse corretta e integrata con il sistema anti incendio dell’ospedale. Quella che infatti sulla carta viene chiamata isola ecologica si trovava praticamente all’interno della struttura ospedaliera. Tanto che le fiamme, dopo aver covato sotto al cumulo dei rifiuti presenti nel cortile, sono rapidamente arrivate al pronto soccorso, divenendo sempre più devastanti. Un fatto è certo: fino a qualche anno fa lo stoccaggio dei rifiuti avveniva all’interno di alcuni locali. Poi l’epidemia del covid nel 2020 ha stravolto tutti i piani. Quei locali, per contenere l’emergenza sanitaria, sono stati trasformati in spogliatoi e i rifiuti trasferiti all’esterno, a ridosso delle centraline telefoniche che potrebbero aver avuto un ruolo nel rogo. Si chiama isola ecologica, ma in realtà gran parte dei sacchi sono ammassati addosso al muro dell’ospedale.

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roma.repubblica.it è stato pubblicato il 2023-12-11 09:55:15 da [email protected] (Redazione Repubblica.it)


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