Parla Dino Ardoino della Bianca di Albenga: “Mancheranno volontari, senza pronto soccorso troppi viaggi”

Parla Dino Ardoino della Bianca di Albenga: “Mancheranno volontari, senza pronto soccorso troppi viaggi”


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Albenga. Dino Ardoino, “presidentissimo” della Croce Bianca di Albenga, prima pubblica assistenza della provincia per attività, ha compiuto 85 anni ed è stato festeggiato l’altra sera in sede con tutti i militi, giovani e non, e molte autorità, tra cui il sindaco Riccardo Tomatis. Lui è sempre pronto a parlare dei problemi (e delle soddisfazioni) della “Bianca”, di Albenga e della Sanità. 

Una bella festa, Ardoino… “Si’, e non solo per me. E’ stata l’occasione per incontrarci, confrontarci, fare il punto”.

Cominciamo dai volontari, il problema principale per molte consorelle… “Noi ne abbiamo a sufficienza, ma inevitalimente cominciano a scarseggiare. Il problema è che un volontario non può più programmare il suo tempo, non sa quanto durera’ un turno, un servizio, quando potrà tornare a casa, allo studio, al lavoro, e allora talvolta è costretta a rinunciare, anche se a malincuore”.

Ci spieghi meglio… “Ad Albenga non abbiamo più il pronto soccorso e dobbiamo andare al Santa Corona. E’ successo che una nostra ambulanza abbia dovuto aspettare 80 minuti per lasciare un paziente. Un altro mondo rispetto al passato. Poi ci sono il problema delle partorienti, le consorelle che magari hanno difficoltà e vanno supportate, e altre cose ancora da affrontare. Ma, tornando ai volontari, nel 2023 hanno effettuato il 73 % dei nostri 19000 servizi, con 765 mila chilometri percorsi. Numeri che testimoniano la loro insostituibile utilità”. 

Il pronto soccorso ad Albenga è una delle sue battaglie appassionate. Una battaglia persa? “Credo proprio di no. In realtà non sappiamo con precisione che cosa lui (Toti, ndr) abbia firmato, ma abbiamo un ospedale nuovo, con sei camere operatorie, strutture e attrezzature d’avanguardia, specialità importanti, richieste di utilizzo. Ha senso buttare tutto questo? E’ la politica che deve agire. Tutta la politica, con senso di responsabilità, senza cercare colpe. E’ il momento di essere uniti”.

Come vanno le sezioni della Croce Bianca? “Direi bene, anche se con qualche difficoltà. Sono insostituibili per coprire il territorio”.

Lei fa 85 anni, cento di questi giorni. Ma ha già pensato di creare una classe dirigente in grado di sostituirla quando deciderà di godersi un più che meritato riposo, o almeno diminuire il suo impegno? “Ci devo pensare…e’ giusto farlo. Il momento arriverà nel 2026, alla scadenza del mio mandato. In Bianca ci sono tante persone capaci e appassionate, il futuro è assicurato. Ma il fatto è che sono forse troppo esigente…”.

In provincia il coordinamento tra tutte le Pubbliche assistenze e sedi di Croce Rossa spesso da’ segni di difficoltà. Si può arrivare al collasso? Il rischio esiste, aggravato da troppa burocrazia e da problemi come quelli che ho detto, tipo l’attesa negli ospedali. I nuovi volontari, la nuova classe dirigente delle ‘Croci’, porta linfa importante, ma bisogna sempre essere guidati dall’esperienza delle generazioni precedenti, che hanno tra l’altro portato a costituire in provincia di Savona un sistema del primo soccorso unico o quasi in Italia”.



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