Pistoia, ictus e recupero del paziente: intervista al dottor Volpi

Pistoia, ictus e recupero del paziente: intervista al dottor Volpi


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di Marcello Paris

PISTOIA – Recuperare il paziente dopo un ictus cerebrale e assistere chi vive o si prende cura di lui. Un confronto di esperienze e proposte organizzato dall’associazione Alice di Pistoia con il contributo delle farmacie comunali con il patrocinio di Comune,  Regione  e Società della Salute.

A ricordare l’importanza e l’incidenza dell’ictus quale causa di morte, che raggiunge il 10-12 % all’anno ed è anche la prima causa di invalidità, è intervenuto il professor Gino Volpi che otre ad essere il responsabile di neurologia al San Jacopo è il coordinatore di tutte le Unità Ictus dell’Azienda Toscana Centro.

Ma oltre al confronto sulle esperienze sono importanti le proposte emerse per combattere efficacemente il post malattia. Fra queste si ritiene di vitale importanza la presenza capillare sul territorio di strutture in grado di intervenire e supportare sia il colpito sia chi è chiamato ad accudirlo: i care giver.

Sul punto specifico abbiamo sentito il professor Volpi chiedendo, intanto, qual è  la situazione nella provincia di Pistoia.

Iniziamo col dire, risponde Volpi, che il numero di ictus è stabile da una decina di anni e nonostante l’invecchiamento della gente si riesce a tenerlo sotto controllo con la prevenzione. La rete dell’ictus è formata di otto ospedali di tutte le Aree della Toscana:area fiorentina, area empolese, area pratese, area pistoiese che si sono allineati in una modalità di trattamento efficace ed è eccellente a livello nazionale e internazionale.

Ma quali sono le proposte che volete lanciare con questo convegno.

Noi ci siamo focalizzati su quel terzo di pazienti che rimangono invalidi, persone che dobbiamo sostenere dopo l’ictus. In parte lo stiamo già facendo ma quello che vogliamo, o vorremmo, è una struttura, e pensiamo all’ospedale del Ceppo che ne ha le potenzialità strutturali, un ambiente dove si possano incontrare le figure che si occupano del post ictus e sono il medico di medicina generale insieme al neurologo al fisioterapista, al logopedista, alle infermiere ma anche tutta l’attività sociale che ruota intorno al paziente. Senza dimenticare il sostegno psicologico. Insomma degli spazi dove i pazienti possano trovarsi e fare attività. Durante il convegno abbiamo fatto vedere che degli afasici che non possono parlare ma possono cantare, visto che è un’area diversa del cervello. LO stare insieme e fare attività toglie il paziente dall’isolamento nel quale tende a rinchiudersi. E andare sul territorio non è impossibile basta organizzarsi,  e su questo ci può aiutare la telemedicina con collegamenti distanza. 

Questo ipotizzato o ideale luogo riabilitativo c’è la possibilità concreta di realizzarlo e quando.

Al convegno ho invitato anche la presidente e la direttrice della Società della Salute Anna Maria Celesti e Silvia Mantero che si occupano dell’area del Ceppo;  si sono impegnate a favorire questo percorso cercando delle strutture che grazie al Pnrr si stanno realizzando al Ceppo. Gli spazi ci sono e possono essere dedicati ai paziente di cui si parla ma anche a pazienti con altre patologie: parkinson,  demenze, cioè la cronicità affrontata sul territorio e specificatamente all’Ospedale del Ceppo. Per il quando tutto passa attraverso la volontà della sanità pistoiese e i tempi sono dettati dalla capacità di realizzare quanto previsto e progettato utilizzando i fondi del Pnrr. I finanziamenti ci sono ma i lavori vanno fatti e, ripeto, chi ne ha la competenza deve provvedere.

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www.reportpistoia.com è stato pubblicato il 2024-12-06 08:15:50 da Marcello Paris


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