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“La frase ‘degrado impressionante’
era una valutazione di tipo generico. Se avessi avuto la
percezione di un pericolo avrei mandato una pec al provveditore,
avrei lasciato tracce formali”. È quanto ha detto l’ingegnere e
professore Antonio Brencich, imputato nel processo per il crollo
del ponte Morandi (14 agosto 2018, 43 vittime), nel corso del
suo esame. Brencich è stato sentito per tre udienze.
La frase che gli è stata contestata dai pm era stata tolta
dalla sua relazione per il Comitato tecnico amministrativo sul
progetto di retrofitting (il rinforzo delle pile 9 e 10 che
sarebbe dovuto partire a fine 2018, ndr). “Era una
considerazione generica. Mi venne fatto notare che era un
commento di tipo generale che non aggiungeva nulla a quanto
c’era già, che non portava a dei numeri”.
“Io non ero spaventato ma stupito – ha detto Brencich. Vedere
un ponte così giovane con quel tipo di degrado era per me
impressionante. Era come vedere un ragazzo di 20 anni con il mio
aspetto, e cioè quello di un cinquantenne. Ma non c’era un
pericolo”, ha concluso. Secondo l’accusa, però, l’ingegnere non
si attivò per fare chiudere il viadotto nonostante fosse a
conoscenza del degrado.
Da domani verrà sentito uno dei progettisti del retrofitting,
Emanuele De Angelis.
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