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ROMA – “Il fuoco invisibile” è certo quel male oscuro che ha divorato gli ulivi in Puglia. E ha dettato racconto e titolo del romanzo/inchiesta di Daniele Rielli che Rizzoli ha mandato quest’anno in libreria. Ma il fuoco è anche l’elemento che sta a caratterizzare la passione per la verità, per la storia dell’oggi. E che dalla cronaca si trasmuta in letteratura. Come accadeva nei romanzi e negli articoli di Sandro Onofri, firma del “Diario della Settimana” dell’”Unità”, ma innanzitutto scrittore di storie (del 1991 è l’esordio con “Luce del Nord” mandato alle stampe a Roma da Theoria). E allora è chiaro che quella della xylella che divora alberi e vite nella narrazione di Rielli sarebbe piaciuta a Sandro Onofri (1955-1999). E lui sottoscriverebbe il riconoscimento che, in suo nome, viene consegnato lunedì 30 ottobre all’autore del “Fuoco invisibile” (appuntamento alle 17 alla Casa delle Letterature in piazza dell’Orologio).

Lo scrittore Daniele Rielli
Le ragioni del premio e dei riconoscimenti
Il Premio Sandro Onofri 2023 va insomma allo scrittore, e collaboratore del “Foglio” e di “Domani”, perché il suo romanzo “sulla strage degli olivi” (21 milioni gli alberi abbattuti in Puglia a causa della xylella) “aderisce perfettamente a quell’idea di reportage narrativo” che Sandro Onofri “perseguì con grande rigore”. La giuria del premio, composta da Nicola Fano, della casa editrice Succedeoggi Libri (protagonista dell’iniziativa), Andrea Carraro, Pier Vittorio Buffa, Filippo La porta, Simona Cives, Daniele Matronola e Valeria Viganò, ha poi segnalato due libri in cui la guerra non è al devastante batterio. Ma riguarda veri e propri conflitti guerreggiati. Quello descritto da Luciana Esposito, “Nell’inferno della camorra di Ponticelli” di (Iod Edizioni) e il dramma dell’Ucraina invasa dalla Russia in “Sottoterra” di Luciana Coluccello (Piemme)
Un prof di frontiera
Sandro Onofri è stato “lo scrittore che più di ogni altro ha testimoniato i disperati sussulti di un’umanità che si svuota, con dolente e nevrotica euforia, dei suoi valori tradizionali” scriveva nel 2004 Vincenzo Cerami. Proprio lo scrittore e sceneggiatore, autore della scrittura del film premio Oscar 1999 “La vita è bella” di Roberto Benigni, ha accompagnato con, tra gli altri, Paolo Repetti, l’esordio di Onofri, avvenuto nella poesia sulle pagine del trimestrale romano “I tre giganti”. Poi il prof di frontiera, il ragazzo della Magliana che è salito in cattedra per fare dell’insegnamento uno dei suoi modi di impegno nella letteratura, l’autore di quel “Diario di classe” che da rubrica nel 2000 è diventata un libro, è approdato al racconto esteso, partecipato, di “Colpa di nessuno” (1995, Theoria). Quindi, sulle colonne del settimanale “Diario della Settimana” ecco quei reportage narrativi che hanno dato vita al premio. E che ora tornano, in parte, nel libro edito da Succedeoggi “L’Italia ieri mattina” (14 pagine, 12 euro).
Dieci anni di stop
Con l’edizione del 2023 riprende vita quel premio Sandro Onofri che – creato un anno dopo la morte dello scrittore (cui a Roma sono dedicati una biblioteca ad Acilia e una scuola alla Magliana) – fu assegnato per primo ad Antonio Pascale (nel 2000 per “La città distratta”; L’Ancora del Mediterraneo) e, da ultimo, nel 2013, a Pier Vittorio Buffa (“Io ho visto”; Nutrimenti). In mezzo, le targhe sono andate, tra gli altri, a Giancarlo De Cataldo per il bestseller “Romanzo criminale” (2003, Einaudi) e ad Alessandro Portelli per “America profonda” (2011, Donzelli). Poi l’iniziativa, promossa nel 2000 da Roma Capitale, è finita in soffitta. Ora il reportage narrativo, quando la fantasia si incatena alla realtà della cronaca, ha ritrovato una sua vetrina a Roma. Nel nome di Sandro Onofri.
roma.repubblica.it è stato pubblicato il 2023-10-29 19:49:26 da [email protected] (Redazione Repubblica.it)

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