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Attivare processi identitari di
comunità e stimolare nuovi valori e vere e proprie ‘transizioni
culturali’: il patrimonio culturale può rappresentare un terreno
solido di coesione, un fattore di stabilità per comunità spesso
frammentate o dilaniate da conflitti. E’ sulla base di questa
considerazione che a Napoli è cominciato un ciclo di seminari
con esperti, ricercatori, animatori locali e decisori pubblici
sul tema “Il patrimonio culturale in transizione” che prevede 4
incontri tra settembre e novembre, organizzato congiuntamente
dal CNR IRISS, dall’Istituto di Studi sul Mediterraneo (Cnr
Ismed) e dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (Cnr
Ispc), e finanziato nell’ambito dell’azione COST “Underground
Built Heritage as Catalyser for Community Valorisation”
(underground4value).
Il riconoscimento e la valorizzazione del patrimonio culturale
non sono processi automatici ed escludono dalle decisioni ampie
fasce di cittadinanza, è stato rilevato nel confronto svoltosi
nel Polo Umanistico CNR e che ha visto dialogare ricercatori ed
esperti sui diversi approcci metodologici in grado di attivare
le comunità locali verso riletture originali del proprio
patrimonio.
Grazie a contributi sia teorici che sperimentali, nel
seminario si è anche riflettuto su come le organizzazioni
internazionali si stiano impegnando nello stimolare processi
partecipativi per la creazione di pratiche interpretative locali
sostenibili. Introdotto e moderato da Renata Salvarani
dell’Università Europea di Roma, il seminario ha messo a
confronto l’approccio dell’interpretazione del patrimonio,
raccontato da Carmen Granito, coordinatrice delle attività
scientifiche di Interpret Europa, con quello dello storytelling,
presentato da Susana Martínez-Rodríguez dell’Università di
Murcia in Spagna, e infine con quello sviluppato
dall’azione COST underground4value e presentato dal suo
coordinatore europeo Giuseppe Pace, ricercatore del CNR IRISS.
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www.ansa.it è stato pubblicato il 2023-09-15 11:55:23 da

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