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(di Laura Abbadessa) Quando mi è possibile cerco sempre di lasciare parcheggiati nel cortile di casa l’auto e lo scooter e cammino a piedi. Amo camminare e amo camminare in particolare per le vie della mia città. Camminando continuo ancora, tutt’oggi, a meravigliarmi delle bellezze che ci circondano.
Camminando, però, si fa anche più attenzione alle criticità, tante purtroppo, frutto di commistione tra omissioni di amministrazioni comunali e comportamenti incauti e irrispettosi di noi cittadini: strisce pedonali quasi del tutto sbiadite, attraversamenti utilizzati come parcheggi, strade e marciapiedi dissestati, tali da trasformare in una complicata gimcana la percorrenza lungo gli stessi. Ma non solo queste. Anche i muri possono talvolta rappresentare delle criticità. Camminando nel quadrilatero tra le vie Almeyda, Mattarella, Nigra e Salinas che racchiudono l’immensa bellezza di villa Trabia, mi trovavo ad osservare l’alto muro perimetrale che ne impedisce la vista.
E ho pensato a come sarebbe stato diverso se quel muro invece non ci fosse stato. Se lo sguardo di chi passava da lì avesse potuto posarsi sugli oleandri, sulle querce, sulle palme, sulle magnolie secolari. Ed ancora più a come sarebbe stato se i tanti bambini e ragazzi che percorrono quotidianamente quelle strade per andare nelle scuole vicine (Alberico Gentili, Rapisardi, Gonzaga) accompagnati dai loro genitori o dai loro nonni potessero raggiungerle transitando attraverso il grande parco piuttosto che facendosi spazio tra marciapiedi stretti e dissestati.
Ed è nata così l’idea di lanciare la petizione “abbattiamo i muri”. Era l’aprile del 2017, in una manciata di giorni con il solo passaparola la petizione oltrepassò le 700 adesioni. Segno di come fosse un’esigenza diffusa quella di riappropriarsi della propria città, innanzitutto partendo dallo sguardo. Segno altresì della consapevolezza di come per recuperare la bellezza di quei posti talvolta, sia sufficiente eliminare l’ostacolo visivo che impedisce di godere appieno dell’incredibile bacino di storia, verde e cultura che sono le nostre ville pubbliche.
Successivamente, l’idea fu condivisa ed appoggiata da una forza politica, la Dc, e oggi
la petizione è stata rilanciata includendovi anche la bellissima villa Gallidoro, a poca distanza da villa Trabia. Ed il progetto potrebbe essere esteso ad ogni villa e giardino pubblici in modo da realizzare un totale cambiamento di prospettiva: da fortini da difendere chissà da cosa a luoghi da vivere. Da vivere non solo come libera fruizione ma anche come possibilità di vederli, affinché chi passi veda più verde e meno muri.
Immagino già le critiche: a Palermo i muri non andrebbero abbattuti ma, anzi, innalzati per scongiurare atti vandalici. Ma non è una valida ragione. Si potrebbe pensare ad esempio alla predisposizione di un sistema di telecamere, così come avviene, peraltro, nei parchi delle più grandi città del mondo. Ciò costituirebbe un valido deterrente ad atti vandalici che pure ci possono essere ma che vanno affrontati e gestiti. Ed il cui timore di certo non può precludere di donare alla città nuova vita e bellezza.
Peppino impastato diceva che “se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà”. Perché la Bellezza è davvero intorno a noi. Basta accorgersene e valorizzarla. (nella foto il rendering che mostra come sarebbe Villa Trabia senza muri)

livesicilia.it è stato pubblicato il 2023-12-22 11:20:52 da Redazione


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