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Gli hanno dedicato un libro, scritto da Pier Luigi Vercesi nel 2017, “Il marine”, edito da Mondadori e anche un film-documentario uscito nell’ottobre 2022, presentato dal regista Alex Infascelli alla XVII Festa del Cinema di Roma, intitolato “Kill Me If You Can”, che narra la sua storia.
Ma chi è Raffaele “Ralph” Minichiello, nato a Melito Irpino, a 50 chilometri da Avellino, 1º novembre 1949? Un eroe? Un antieroe? In realtà, dopo una lunga parentesi da marine statunitense impegnato in Vietnam, Ralph è passato alla storia come il responsabile del primo caso di dirottamento aereo intercontinentale e del dirottamento più lungo nella storia dell’aviazione civile: oltre 19 ore da Los Angeles a Roma per un totale di quasi 11.000 chilometri in aria.
Oggi ha 74 anni, ha trascorso nel carcere romano di Regina Coeli quattordici mesi, (sarebbero stati diciotto ma quattro gli sono stati scontati per buona condotta). Non è stato mai estradato negli Stati Uniti ma i conti con la giustizia statunitense sono stati perdonati in seguito alla grazia concessa dallo stato americano e da tempo Ralph è un cittadino libero anche negli Usa.
“Ho sbagliato, è stato un comportamento criminale ed esagerato. Ho difeso i miei diritti nel peggiore dei modi. Non è una giustificazione, ma forse mi ha segnato il fatto di aver dovuto sempre combattere per sopravvivere” dice Raffaele “Ralph” Minichiello ricordando i fatti del 28 ottobre 1969 quando fu protagonista del primo e più lungo dirottamento transoceanico della storia.
Cresciuto in una povera dimora di campagna, Ralph, insieme alla famiglia, è partito per Seattle a 14 anni da Melito Irpino, in provincia di Avellino. Il 3 maggio 1967 si arruola nei Marines come soldato scelto, nella quinta divisione di stanza a Pendleton, in California. Lì viene osservato dagli addestratori per il modo disinvolto in cui riesce a smontare e rimontare l’arma datagli in consegna.
Minichiello viene imbarcato per il Vietnam a soli diciotto anni, con il permesso dei genitori, giungendo nel paese asiatico il 15 dicembre 1967. Ha combattuto in Vietnam, sull’elmetto aveva la scritta “Kill me if you can” e si è fatto valere, fino a quando non si è sentito maltrattato dall’esercito americano. Si accorge del mancato pagamento di 200 dollari da parte dello Stato americano e della richiesta respinta di trasferimento in Italia. Comprende che dopo la guerra del Vietnam le sue battaglie non erano finite, così una sera mette a soqquadro lo spaccio della base di Pendleton. Il giorno seguente viene arrestato e a causa del reato commesso, avrebbe dovuto essere processato dalla Corte Marziale. Il giorno precedente Ralph diserta, sale a bordo del Boeing 707 della Twa, Los Angeles-San Francisco, insieme ad altri 80 passeggeri e con un mitra a canna corta Plainfield e 350 proiettili nascosti nel borsone si impossessa dell’aereo.
Il dirottamento si concluse a Roma, dopo vari scali e senza sparare un colpo (tranne uno, partito per sbaglio). In realtà la sua è stata un’azione dimostrativa, non ha torto un capello a nessuno ed anzi poi è diventato amico della hostess e dei piloti di quell’aeroplano, oltre che del poliziotto italiano che lo ha preso in consegna con l’Alfa Romeo Giulietta, e al quale è poi riuscito a sfuggire, a piedi, lungo le campagne dell’Ardeatina, prima di essere catturato, senza opporre resistenza, nella chiesa del Divino Amore.
In questura, circondato da giornalisti e cine-operatori, dice in dialetto irpino: “N’aggio fatto niente” (Non ho fatto nulla). Venne processato per aver introdotto in Italia armi e munizioni da guerra. Ralph viene condannato a sette anni di reclusione.
Ora Ralph ha 74 anni e lavora ancora in una grande azienda di pezzi di ricambio di Seattle (“devo ancora maturare la pensione americana”), ma spesso torna in Italia e ogni tanto nel suo paese natale.
Uno dei suoi crucci è quello di essere ancora nella black list degli aeroporti italiani: “Sono sottoposto a ore di attesa prima di imbarcarmi o scendere a terra. Con il risultato di perdere i voli e spesso anche i bagagli. Ho fatto appello a tutti in Italia, ma inutilmente: credo che dovrò rivolgermi alla Corte europea per i diritti dell’uomo”. Anche se di volare, il “dirottatore”, comincia ad essere stufo. Ora “basta aerei, la mia vera passione è guidare i trattori”, magari proprio qui, in Irpinia.
www.rainews.it è stato pubblicato il 2023-10-01 18:19:00 da

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