Razzi di Hamas su Israele, le reazioni della sinagoga di Roma 

Razzi di Hamas su Israele, le reazioni della sinagoga di Roma 


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Hanno il passo veloce e gli occhi rivolti verso il basso. L’atmosfera fuori dalla Sinagoga di Roma, mentre in Israele è in corso l’attacco dei terroristi palestinesi, è di paura, ma anche di orgoglio. Tra i fedeli che escono dalla tradizionale preghiera del sabato mattina sono in pochi ad aver voglia di commentare. “Oggi è il giorno della preghiera e noi preghiamo per quello che sta accadendo”. Ma in alcuni casi i ricordi prendono il sopravvento sulla diffidenza e la riservatezza. Troppo grande il dolore, che non cessa mai nonostante il passare del tempo: “C’è poco di dire siamo di fronte a una tragedia”.

L’ennesima contro lo stato di Israele, bersaglio dei razzi di Hamas. Anche l’attentato al Tempio venne fatto in questa giornata. Lo fanno apposta. Loro lo fanno apposta. Lunedì saranno 41 anni. Io c’ero e non è cambiato niente. Le cose sono peggiorate”. Era il 9 ottobre del 1982 quando un commando di cinque palestinesi sparò e lanciò bombe a mano verso i fedeli che uscivano dalla Sinagoga di Roma. L’unica vittima fu Stefano Gaj Taché, aveva solo due anni.

Quel giorno, si festeggiava lo Sheminì Atzeret, in cui il rabbino benedice tutti i bambini nel Tempio. Anche  l’agguato di Hamas è arrivato oggi in un giorno simbolico, la festa delle Capanne, l’ultima festa del ciclo ebraico di questo Sukkoth. Per questo l’allerta, con le notizie che mano a mano arrivano da Israele, è ancora più alta del solito.

L’attentato alla Sinagoga di Roma del 9 ottobre 1982

L’attentato alla Sinagoga di Roma del 9 ottobre 1982

 

 Con la situazione di guerra si teme una escalation del terrorismo palestinese anche nelle città italiane. Il timore più che giustificato delle comunità ebraiche è che possano essere presi di mira anche gli obiettivi sensibili, ossia le sedi diplomatiche  e più in generale tutti i luoghi dove la comunità ebraica si ritrova. Per questo, in accordo con le forze dell’ordine, sono state rafforzate tutte le misure di sicurezza. A Roma ai lati della piazza dove si trova la Sinagoga, gli uomini della vigilanza si tengono in contatto con i walkie talkie squadrando chiunque si avvicini al Tempio. Mentre a sorvegliare l’area ci sono la polizia e i carabinieri che fermano ogni possibile persona sospetta.

L’accesso alla Sinagoga è regolamentato dai tornelli e dentro il giardino, mentre la funzione religiosa è ancora in corso, una bambina porta a spasso il suo bambolotto dentro il passeggino. I tradizionali capannelli che caratterizzano la fine delle funzioni questa volta durano pochi istanti. “Non lo so quello che è successo – racconta un uomo con passo frettoloso – io spengo la televisione il venerdì alle sei. Il sabato è il giorno della preghiera e non sono informato”. Mentre si dichiara all’oscuro di tutto viene tradito da un ghigno amaro. Una donna che lo segue a pochi metri esprime il suo punto di vista: “Preferisco non parlare troppo per non dire cose di pancia. Ma chiaramente quella dei terroristi palestinesi è stata una dichiarazione di guerra. Dietro Hamas, ci sono una serie di paesi che organizzano e finanziano questi atti terroristici. Loro voglio la distruzione di Israele, che deve potersi difendere e sradicare ogni minaccia”.

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roma.repubblica.it è stato pubblicato il 2023-10-07 16:42:30 da [email protected] (Redazione Repubblica.it)


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