Ristrutturazione nel cuore del borgo antico

Ristrutturazione nel cuore del borgo antico


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La ristrutturazione nel cuore del borgo antico

TERMOLI. Dalla ristrutturazione di un edificio nel borgo antico, seguito da Giuseppe La Porta, la possibilità di immergerci nella storia della nostra perla medievale, grazie ai permessi dei condomini, si pone all’attenzione la riscoperta di una cisterna profonda circa 5 metri nella zona all’altro capo di via del Mazzamarillo, il cosiddetto palazzo dove sarebbe nata la madre dei Fratelli Brigida che fa parte di un antico complesso di case stratificate che erano collegate al palazzo ducale dei De Capua, quello demolito per intenderci.

LO STUDIO

La città di Termoli non smetterà mai di sbalordire tutti i cultori dell’arte e i ricercatori che ne hanno visto durante le più varie campagne di restauro, gli sconosciuti ipogei e cunicoli che ne modellano una identità storica ben più vecchia e rilevante di quanto la cronaca abbia descritto nel secolo scorso e in parte nel presente.

In particolare la cittadella fortificata che oggi domina la punta del Molise, ha dimostrato sempre di più di avere una certa lontananza con quello che molti ancora oggi credono sul suo conto, in quanto non si tratterebbe affatto di un “borgo marinaresco”, ma, come si è potuto evincere negli anni, tramite la collaborazione con archivisti e docenti universitari, nonché storiografi locali, l’importanza strategica di questo luogo arroccato su un promontorio di falesie arenariche e conglomerati misti, ha potuto garantire una enorme attrazione per i popoli più antichi, i primi insediamenti d’età ellenistica e Imperiale, ed ovviamente nel medioevo con l’arrivo dei commercianti della repubblica marinara di Amalfi, degli ordini cavallereschi del Tempio (Templari) e di San Giovanni Gerosolimitano (Ospitalieri), ai quali è legato l’arrivo delle reliquie di San Timoteo, per non dimenticare delle maestranze e delle alte cariche che qui ebbero la loro dimora e i loro natali più prestigiosi, senza dei quali oggi non esisterebbe la nostra basilica Cattedrale, tra le più ricche della Capitanata di Puglia.

È proprio qui che si basa una analisi a campione di tutto il complesso insediativo della fortezza, che principalmente, al seguito dei saggi di scavo eseguiti dall’architetto Luigi Marino, denota una frequentazione già nell’età del Bronzo e una maggiore trasformazione e sovrapposizione tardoantica, ed ovviamente in età federiciana, soprattutto nella ristrutturazione del castello normanno di Termoli, e che probabilmente già subì delle modifiche nei primi anni del XIII secolo, ancor prima del suo inserimento nello Statuto De Reparatione Castrorum.

Per non dilungarmi oltre su questo aspetto vorrei descrivere un ritrovamento di enorme importanza per la questione stratigrafica termolese, che vede quasi una città interamente sotterrata, che continua all’interno dei pavimenti, dei soggiorni e delle viuzze strette.

Nei sondaggi svolti anche dal ricercatore storico Domenico La Porta prima degli anni 2000, risulta esserci la presenza di cunicoli che tagliano l’intera città nel sottosuolo, e che conducono all’esterno delle mura, a mo’ di postierla, tutto comprovato da saggi spettrografici che evidenziano l’esistenza di una vasta cisterna sotto Piazza Duomo, forse assimilabile ad un’altra che un tempo era localizzata sotto il primo pilastro sinistro della Cattedrale, demolita e otturata nella prima metà dell’ ‘800 per ovviare a problemi di labilità strutturale del tempio.

Il tutto è seguito da altre strutture ipogee, come i magazzini e i sepolcri nelle fondazioni del Vescovado, e in cui è facilmente visitabile la cisterna della torre del vescovo, più propriamente ciò che resta del vano di una torre difensiva tardoantica, tattica adoperata quasi per antonomasia in tutti gli insediamenti ecclesiastici e militari, ma che in questo caso testimonia l’esistenza della più antica torre fortificata di Termoli, prima ancora del mastio normanno eretto più a monte dagli Altavilla nel XII secolo, su di una torre d’età intermedia, probabile frutto della riconquista bizantina avutasi nell’ XI secolo.

Mi sono concentrato principalmente sulle cisterne come si può notare, proprio perché nelle prime settimane del Dicembre 2023, al seguito di un rifacimento della pavimentazione di un abitato del Paese Vecchio, ha fatto capolino proprio una antica cisterna medievale.

La struttura ipogea ha un corpo cilindrico voltato a cupola, interamente in cotto, come si può notare dallo scasso di raccolta.

La profondità è molto vertiginosa, circa sui 5 metri per non contare la continuazione sotto il riempimento di acque stagnanti e di detriti, davvero singolare per l’altitudine in cui ella è stata ottenuta, uno dei punti più bassi della cittadella, tra Via Federico II e Piazzetta Bisceglie.

Le pareti sono evidentemente coperte da un manto di Malta Idraulica, che ci mostra come siano variati nei secoli i livelli di invaso, arrivati sino all’orlo nei casi più alti.

L’esecuzione sembra essere compatibile con molteplici edificazioni medievali e rinascimentali del luogo, come le tecniche di raccolta del Mastio Normanno-Svevo e di altre strutture private, di cui non possiamo dimenticare il Vescovado Vecchio con l’attigua cappella, il Seminario del Carmine lungo Via Duomo e così via, fino a raggiungere anche le più vecchie fondazioni del nuovo palazzo ducale dei De Capua, detto “del Duca Padrone”, che occupava con la sua mole metà Largo Giannelli fino al 1943, quando ne iniziarono le demolizioni, le cui informazioni dirette della signora Maria Ragni sono state di enorme importanza.

Proprio l’importanza delle cose è il filo che unisce tali desunzioni, poiché il fabbisogno idrico era fondamentale per l’evoluzione e la crescita di una civiltà, e la medesima presenza di sorgenti ancora attive e di ulteriori cisterne “a corridoio” di datazione romana e poste nel lato meridionale di Via Policarpo Manes, ci aiutano a capire come e quando si fosse sviluppata la maglia urbana di questo fortilizio cinto da ben due porti, purtroppo annientati dal tempo, con un Castello che ospitò Re Tancredi e lo stesso Enrico VI di Svevia, di cui purtroppo rimane solo il grande Mastio turrito, e soprattutto di diversi sobborghi ed insediamenti ecclesiastici che mai avrebbero fatto intendere di trovarsi in una cittadina di poveri pescatori, una realtà di Termoli molto recente, nata solo dopo la totale distruzione economica e sociale dell’Incursione turca di Piyale Paşa, e di vari terremoti ed epidemie, una situazione che trovò la sua sistemazione solo dopo gli interventi borbonici del 1837, senza cui il salvabile non si sarebbe mai protratto sino a noi.

Giuseppe La Porta

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www.termolionline.it è stato pubblicato il 2024-01-01 17:00:01 da


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