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5 settembre 2023

Secondo la fondazione GIMBE l’attuale quota di Prodotto Interno Lordo riservata a finanziare il sistema sanitario crollerà dal 6,9% attuale fino al 6,2% previsto per l’anno 2026
BOLOGNA – La spesa sanitaria nazionale non solo non aumenterà, come chiesto dall’Emilia-Romagna, ma è destinata a calare per almeno tre anni: lo comunica la Fondazione GIMBE in uno studio che certifica lo stato di sofferenza del sistema di salute pubblica. La richiesta dell’Emilia-Romagna di innalzare al 7,5% la quota di PIL destinata alla Sanità diverge totalmente dalle intenzioni del Governo: secondo la fondazione GIMBE infatti l’attuale quota di Prodotto Interno Lordo riservata a finanziare il sistema sanitario crollerà dal 6,9% attuale fino al 6,2% previsto per l’anno 2026. Un esito tragico dal punto di vista delle Regioni, già sovraesposte finanziariamente per mantenere livelli adeguati nelle politiche per la salute. Oggi la nostra è la Regione più esposta d’Italia, vale a dire quella che mette la quota più abbondante del proprio budget a compensare le carenze dello Stato, come più volte denunciato dall’Assessore regionale Raffaele Donini e dai dirigenti di ospedali e AUSL. Con risultati tangibili: basta infatti scorrere le tabelle della fondazione GIMBE per scoprire che in Emilia-Romagna il recupero delle prestazioni diagnostiche arretrate dovute alla pandemia è pressoché completo, e che pure settori in grave sofferenza – come quello dei medici di base e dei pediatri – reggono relativamente meglio rispetto alla gran parte delle Regioni. L’Emilia-Romagna mantiene il punteggio più alto nelle graduatorie sui livelli minimi assistenziali – tuttavia, in altra tabella, si apprende che la crescita di questi livelli d’assistenza è più lenta che altrove, soffocata dalla carenza di risorse per la crescita. Una Regione, la nostra, che per di più attrae la cosiddetta mobilità sanitaria: più del Veneto e della Lombardia, dietro solo al Molise che tuttavia a livello assoluto accoglie un numero relativamente piccolo di pazienti. Una grande macchina, dunque, ma con la spia del carburante accesa; che ha bisogno di vedere, da Roma, un drastico cambio di rotta per continuare a mantenere livelli di eccellenza; e che invece constata per l’ennesima volta il sostanziale ultimo posto nell’Unione Europea per spesa sanitaria e salari, oltre che una delle ultime posizioni in entrambe le classifiche tra i Paesi OCSE.
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