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Dal 1978 a oggi è profondamente cambiato il tessuto sociale di chi si rivolge alla struttura di via del Murazzo. All’inizio erano soprattutto emigrati dal sud del Paese, poi sono arrivati i migranti, ma oggi sono sempre di più i geminiani che vi si rivolgono
MODENA – 45 anni fa Porta Aperta per la prima volta ha spalancato i cancelli della struttura di strada Cimitero San Cataldo a chi aveva bisogno. Il territorio modenese era diventato attrattivo, e ancora lo è, per chi cercava un lavoro. E l’associazione ha affrontato la prima migrazione.
Poi, in tempi recenti, ci sono stati il covid e subito dopo lo scoppio della crisi economica e il caro vita. E a Porta Aperta sono arrivati nuovi e inaspettati poveri: i modenesi.
Porta Aperta serve circa 200 pasti al giorno, alcuni da asporto, opera nell’impresa sociale Arca Lavoro e gestisce l’emporio solidale Portobello. Una vasta rete di volontari gravita nell’associazione che mercoledì si riuniranno per una messa e una festa.
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