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“Lavori di preparazione si fanno e si son sempre fatti, questo lo sapevano tutti, anche senza nulla osta”. Ignazio Drago per quarant’anni ha fatto lo stesso lavoro di Antonio Massa, il dipendente di Rfi sopravvissuto alla strage di Brandizzo e, ora, indagato insieme ad Andrea Girardin Gibin con l’accusa di omicidio plurimo e disastro ferroviario con dolo eventuale.
La procura di Ivrea è partita da loro perché erano presenti al momento dell’impatto tra il treno e i cinque operai, ma l’obiettivo ora è capire se fosse una prassi diffusa. Circostanza confermata dall’ex rappresentante della sicurezza e iscritto alla Cgil: “Lì bisogna scegliere o i costi o la vita delle persone” denuncia il ferroviere ora in pensione. “I tempi di lavorazione sono molto stretti, sono minimi c’è la preoccupazione di non finire un lavoro, se poi come in questo caso il treno porta ritardo i tempi si riducono – dice Drago – Due sono le cose o si sospende l’attività o la si riduce e la rinvia al giorno dopo”.
Massa la notte di mercoledì aveva quella pressione. Al telefono con la capostazione di Chivasso, per due volte si è sentito negare il permesso di far partire i lavori. Un treno era già passato, all’orario concordato, un altro sarebbe passato dopo l’una e trenta, costringendo a fermare i lavori. All’appello mancava quello previsto attorno alle 23.30, ma in ritardo. Per questo non poteva esserci il nulla osta, ma il capo scorta avrebbe permesso agli operai di scendere sui binari.
E qui si aggiunge un altro dettaglio non era stata calata la pattina, il mezzo che si solito è piazzato sulle rotaie durante i lavori e viene percepito dal sistema di sicurezza. Per questo dal treno non si sarebbero accorti della presenza degli operai. Aspetti questi che dovranno essere approfonditi dai periti per chiarire eventuali resposanbilità di altre persone.
www.rainews.it è stato pubblicato il 2023-09-04 11:05:00 da

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