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MANFREDONIA (FOGGIA) – La recentissima scoperta di un anfiteatro romano, un colosseo e il suo straordinario contesto, l’antica Sipontum, potrebbe a ragione coincidere con la dedica del Parco archeologico alle porte di Manfredonia all’archeologa Marina Mazzei (nel 2024, ventesimo anniversario della sua prematura scomparsa) che quel Parco tenecemente volle, studiò, difese, valorizzò.
Siamo nel luogo dove sorse il più grande porto nel Nord della regione in epoca romana, la stessa che in qualche modo oscurò la precedente cittadinanza autoctona dei Dauni, innestandosi su di essa: siamo nell’antica colonia romana di Sipontum del II secolo a.C. .
Attraversi nuvole rosa di fenicotteri tra le saline di Margherita di Savoia e, venendo da Bari, dopo Zapponeta, Siponto la ritrovi ai piedi di quel davanzale abbagliante da cui la Puglia si affaccia sui Balcani: il Gargano.
Ed è un filo di Arianna quello che ha guidato negli scavi di fine 2023 quel formicaio di oltre una sessantina di archeologi delle università di Bari e di Foggia, dagli accademici agli studenti.
Ci siamo. Ecco la prima notizia: tutto è iniziato partendo dall’osservazione della parete esterna curva di una masseria settecentesca (oggi di proprietà privata, siamo a 3 km da Manfredonia): si sapeva già che in edificazione aveva probabilmente fatto proprio il muro perimetrale di un anfitreato che si trova oggi a circa 4 metri di profondità e ha una capienza che si immagina di almeno 6.000 posti, sfruttandolo per le sue fondamenta.
Ma i recenti scavi di cui raccontiamo ne hanno svelato ulteriori tre settori, sancendo scientificamente la sua esistenza.
Alle indagini sul campo di quest’anno si deve anche la scoperta delle mura urbane e di una delle torri qudrangolari della colonia, utili al loro scopo con alterne vicende fino al Medioevo.

Ma ecco cosa ci racconta il professor Roberto Goffredo, archeologo, professore associato dell’Università di Foggia come la collega Maria Turchiano (con Giuliano Volpe dell’Università di Bari i tre studiosi dirigono le indagini su concessione del ministero della Cultura e in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio):
“Altra novità di questi scavi”, spiega Goffredo, “è il ritrovamento di un piccolo edificio di culto riconducibile al pieno XIII secolo d.C., dagli interni decorati: potrebbe essere collegato alla presenza dei Cavalieri Teutonici in città”.
Gli stessi che per secoli hanno accolto e ospitato pellegrini della nobiltà tedesca lungo la via Sacra Langobardorum verso il santuario di San Michele Arcangelo: siamo a 26 km da Monte Sant’Angelo con la sua Grotta dedicata a San Michele edificata tra il V e il VI secolo d.C che ispirò mille anni fa in Francia la costruzione dell’abbazia di Mont Saint-Michel.
Riprende Goffredo: “Stiamo documentando tutte le fasi di vita della città di Siponto, in particolare la medievale, di riutilizzo dell’anfiteatro, probabilmente databile tra fine I secolo a.C. e inizi I d.C. che al momento non è visibile se non nei tre segmenti portati alla luce proprio grazie a questa nostra ultima campagna.
Anche le lastre calcarenitiche che fanno da pavimento alla chiesetta furono in parte recuperate dalle mura della città romana.
E accanto c’è il cimitero coevo all’edificio di culto, scoperto anch’esso nel 2023, con le sue tombe per la cui costruzione furono utilizzate parti dell’architettura dell’antico anfiteatro sottostante, ora riemerse.
Si spera che anche questa nuova area, a oggi esclusa dal Parco archeologico di Siponto, possa essere un domani compresa”.
Come lo scheletro di un dinosauro le cui vertebre spolverate da cauti pennelli raccontano riemergendo scarnificate la profondità della storia.
Tutto questo e molto altro ancora si è scoperto a 400 metri circa dalla Basilica di S. Maria Maggiore e dalle attigue tracce dell’edificio paleocristiano rese finora più note dall’intervento dell’artista Edoardo Tresoldi; da lì, per raggiungere l’area dell’anfiteatro non più totalmente sommerso basta attraversare quella lingua di asfalto che a Manfredonia oggi è viale Di Vittorio: riveste l’antico decumano romano. Ed ecco masseria settecentesca e tutto quanto quella sua parete curva ha permesso di conoscere. Comprese le tracce già individuate in passato del porto dell’antica Sipontum.
La seconda notizia: il grande impegno profuso con successo dagli stessi archeologi nell’ottobre scorso attraverso quelli che i romani di certo non chiamavano “open day”, con tanto di figuranti eremiti, tiratori d’arco, artigiani ripescati attentamente e direttamente dal Medioevo per seminare passione per la materia e curiosità nei piccoli di scuole elementari e medie, circa 600, che hanno seguito attenti le visite guidate.
Riusciranno esiti così importanti di questa campagna di scavo avviata due anni fa a sconfiggere l’assenza di quel successo di interesse e di incassi che la pluripremiata restituzione tresoldiana dei volumi originari “in trasparenza” e in 3D dell’edificio paleocristiano del IV secolo d.C, realizzata nel 2016 in 4.500 metri di rete zincata elettrosaldata (7 tonnellate per un costo dell’operazione di 900.000 euro), ha già provato a far accadere?
Nel 2016 stesso si raggiunsero i 100.000 visitatori.
L’anno successivo, nel 2017, 81.446 (fonti: Ente Parco Nazionale del Gargano, Mibact). Nel 2022, ci dice oggi la direttrice del Parco archeologico di Siponto, Annalisa Treglia, solo 19.000 ingressi circa. Costo del biglietto: 4 euro.
Molti di più se ne spendono per raggiungere il sito per la grave assenza di un trasporto pubblico adeguato. Per i 128 km da percorrere, per esempio da Bari, l’auto è l’unica se non si vogliono emulare i pellegrini di quel tempo lontano.
www.statoquotidiano.it è stato pubblicato il 2024-01-03 10:23:30 da Redazione

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