[ad_1]
Si difende, ma tace su quanto avvenuto nelle coop di famiglia. All’indomani dell’arresto della moglie e della suocera, già imputate per evasione fiscale e ora indagate per frode in pubbliche forniture, bancarotta e autoriciclaggio, il deputato Aboubakar Soumahoro oggi ribadisce di non essere indagato e di non essere neppure citato negli atti d’indagine della Procura di Latina. “Ribadisco nuovamente la mia totale estraneità”, assicura tramite i suoi canali social.

E nessuno del resto ha mai detto che l’ex esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, passato un anno fa al gruppo misto dopo lo scandalo delle cooperative pontine, con stipendi non pagati per centinaia di migliaia di euro e migranti alla fame e al gelo, sia responsabile delle vicende su cui ha compiuto accertamenti la Guardia di finanza. L’onorevole, che in passato ha difeso il “diritto alla moda e all’eleganza” della compagna, per quegli abiti griffati che ora gli inquirenti sostengono essere stati acquistati con i fondi pubblici diretti ai richiedenti asilo, specifica inoltre che la stessa compagna Liliane Murekatete “chiarirà nelle sedi opportune la sua posizione”.
Di più: “I processi non si celebrano né sui giornali né in rete”. “Continuo come sempre a confidare nella giustizia – sottolinea Soumahoro – e nel principio costituzionale della presunzione di innocenza”. Chiedendo rispetto per la privacy del figlio e ringraziando chi gli ha espresso vicinanza, batte poi su un ipotetico complotto, parlando di “evidente strategia di due pesi e due misure”. “Il mio impegno nei luoghi del bisogno e in Parlamento – conclude il parlamentare da anni paladino dei diritti degli invisibili – continua con lo stesso spirito di dedizione e di abnegazione in una prospettiva di servizio alla collettività”.

Sui luoghi del bisogno nessun cenno però ai dipendenti delle coop di moglie e suocera che da mesi e mesi attendono gli stipendi e nessun cenno ai migranti che sarebbero stati costretti nelle stesse cooperative a vivere con pochi vestiti, cibo scarso, al freddo e tra topi e blatte. Lo scorso anno aveva detto che se avesse scoperto abusi del genere sarebbe stato il primo ad andare a lottare insieme alle vittime. Sinora non è avvenuto. Eppure proprio a Latina, dove aveva sede il Consorzio Aid, una delle due coop al centro dell’inchiesta, aveva sede anche la Lega braccianti di Soumahoro.
Intanto il prossimo 3 novembre il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina dovrà decidere, sul fronte dell’evasione fiscale, se mandare a giudizio sei imputati, tra cui Murekatete e la madre Marie Therese Mukamitsindo. E nello stesso giorno le due dovrebbero essere anche interrogate dal gip che le ha messe ai domiciliari, la prima nella sua villa a Casal Palocco che divide con Soumahoro, e la seconda nella sua casa a Latina.
roma.repubblica.it è stato pubblicato il 2023-10-31 12:29:08 da [email protected] (Redazione Repubblica.it)

0 Comments