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Doveva essere il giorno della tensione e degli scontri di piazza. Ma, almeno finora, non c’è stato niente di tutto questo. Al massimo, la tensione – quella sì, palpabile – si è respirata all’interno dell’emiciclo della Camera bassa alle Cortes, il Parlamento spagnolo. Un clima sicuramente non pacifico, di latente turbolenza, che le parole degli oratori avvicendatisi sulla tribuna centrale non hanno fatto altro che confermare.
In attesa del voto definitivo, previsto per domani, oggi è stato il giorno del dibattito sulla fiducia a Pedro Sanchez come prossimo premier di Spagna. O, meglio, come continuatore di quella leadership politica che, dopo le elezioni dello scorso 23 luglio, il segretario socialista ha dimostrato di voler continuare ad avere. L’economista madrileno e capo del Psoe è infatti presidente del governo uscente e ha portato il Paese alle urne dopo la pesante sconfitta alle ultime regionali. Ma, quasi inaspettatamente, ottenendo 7.821.718 voti (corrispondenti al 31,68%), Sanchez è riuscito a “rimontare”, fermandosi a trecentomila voti sotto il primo classificato, il segretario dei popolari Alberto Núñez Feijóo. Il risultato del Psoe è stato persino più alto delle precedenti consultazioni, quando i socialisti si erano piazzati al 28%. Cuore dell’accordo di governo, che dovrebbe consentire a Sanchez di restare in sella, il patto di legislatura con gli indipendentisti catalani di Junts, in cambio di una legge di amnistia per gli esponenti di quel partito ancora in carcere o coinvolti in procedimenti giudiziari.
Il resto è già storia: il leader del centrodestra riceve dal re Felipe VI l’incarico di provare a coagulare una maggioranza parlamentare solida, in grado di formare un governo. Cosa che però a Núñez Feijóo non riesce, soprattutto a causa del calo di consensi di Vox, l’alleato di estrema destra capitanato da Santiago Abascal (che ottiene poco più di tre milioni di voti, corrispondenti al 12,38%). Una maggioranza di centrodestra avrebbe potuto contare, infatti, sui 137 seggi del Partito popolare, il gruppo più numeroso in Parlamento. Ma, nonostante l’appoggio dei 33 eletti con Vox e di due piccoli partiti conservatori della Navarra e delle Isole Canarie, il leader dei popolari si è fermato a quattro voti dalla soglia di sicurezza di 176 seggi, la maggioranza semplice del Congresso. Per due volte, il voto parlamentare gli ha negato la fiducia.
Quindi, se domani i deputati spagnoli accorderanno la fiducia a Sanchez, il segretario socialista sarà ancora premier. “Per i prossimi quattro anni”, come ha detto alla fine del suo intervento.
Il programma di Sanchez: casa, salario minimo, “Patto di Stato” per la salute mentale, trasporti gratis per minori e disoccupati
Il leader socialista ha illustrato i provvedimenti che verrebbero promossi da un governo progressista da lui guidato, la maggior parte dei quali contenuti nell’accordo di governo siglato nei giorni scorsi tra il Psoe e la piattaforma Sumar, guidata da Yolanda Diaz. Oltre alla legge di amnistia per gli indipendentisti catalani, il punto più contestato in aula, l’economista madrileno ha promesso misure a favore dei diritti delle donne, della transizione verde, della comunità Lgbtqia+ attraverso un “Patto di Stato”, e dell’accesso alla casa.
Sanchez ha poi promesso un altro Patto di Stato a favore della salute mentale per far sì che ogni spagnolo possa permettersi di accedere alle cure di cui ha bisogno, e la riduzione dei tempi di attesa nella sanità pubblica. Sanchez ha annunciato la riduzione dell’Iva sugli alimenti fino a giugno 2024, l’aumento della soglia del reddito medio, dagli attuali 30mila euro a 38mila, e la gratuità dei trasporti pubblici per i minori, i giovani e i disoccupati. Ha infine ribadito la volontà di ridurre la settimana lavorativa a 37,5 ore e di voler aumentare il salario minimo mantenendolo al livello del 60% del salario medio.
GettyIl segretario del Partito popolare, Alberto Núñez Feijóo
La replica di Núñez Feijóo: “Questa legislatura è basata sulla corruzione politica”. E a Sanchez dice: “Sarai ricordato come il premier della divisione”
“La convivenza funziona solo se c’è il rispetto della legge: dobbiamo essere generosi con chi rende omaggio agli assassini dell’Eta? Che convivenza ci può essere con gli indipendentisti, secondo i quali l’amnistia è solo il primo passo? L’amnistia non migliora la convivenza, la distrugge, soprattutto in Catalogna dove umilia chi non è indipendentista” ha detto, tra le altre cose, il leader del Partito popolare. Quindi, rivolto al principale avversario, ha aggiunto: “Sarà ricordato come il premier della divisione, questo sarà il suo lascito alla Spagna: la storia non l’amnistierà”.
“Desideravate una Spagna rassegnata e in silenzio. Invece la ascolterete ancora ovunque, in piazza, come è successo domenica scorsa, a dire no all’amnistia, no a pochi che decidono per tutti, no a una democrazia umiliata. Questa legislatura è basata sulla corruzione politica” ha aggiunto, ancora, il segretario dei popolari. “Siamo una maggioranza che non è più silenziosa, che chiede nuove elezioni. Sanchez ha perso ogni credito: il suo discorso di oggi è stato un delirio, ha perso il senno” ha attaccato Núñez Feijóo in un clima di bagarre, tra applausi e fischi. Poi l’esponente popolare ha citato, una dopo l’altra, le dichiarazioni del leader socialista del passato, quando negava ogni ipotesi di accordo con gli indipendentisti catalani, come con quelli baschi. “È questa la sua coerenza” ha incalzato Feijòo. “Dobbiamo accendere tutti gli allarmi democratici: quello che è stato presentato oggi qui al Congresso non è quello che è stato votato nelle urne. Siamo di fronte a una frode elettorale” ha concluso il segretario dei popolari.
GettySantiago Abascal, il leader di Vox
Abascal: “Sanchez cerca di rovesciare l’ordine costituzionale e di provocare un colpo di Stato”
Il leader di Vox, Santiago Abascal, nel suo intervento ha accusato Sanchez di “cercare di rovesciare l’ordine costituzionale e di preparare un colpo di Stato in collusione con le minoranze separatiste”. Le dichiarazioni hanno scatenato polemiche in aula e la presidente del Congresso, la socialista Francina Armengol, ha chiesto ad Abascal di ritirare l’accusa di golpe. Ma Abascal non ha voluto ritirare quanto detto: “Ho diritto a dire che è un colpo di Stato”, ha ribattuto il presidente di Vox, affermando che la legge di amnistia è incostituzionale.
Al termine del suo discorso, i deputati di Vox hanno abbandonato l’aula in segno di protesta, per non ascoltare la replica di Sanchez.
Manifestanti in strada ma nessuno scontro con la polizia
Doveva essere il giorno della tensione e degli scontri di piazza, si diceva all’inizio. Decine di persone si erano radunate nei pressi del Congresso mentre la sessione aveva inizio, per manifestare contro il leader socialista. I dimostranti hanno scandito slogan contro il premier ad interim, sventolando bandiere della Spagna e contestando alcuni deputati in arrivo. Secondo quanto riportato dalla tv pubblica Tve, per il centro di Madrid si è visto un autobus dell’organizzazione ultraconservatrice Hazte Oír, con Sanchez raffigurato come Hitler. La polizia ha sbarrato le strade di accesso al Parlamento. Per garantire la sicurezza dell’area, sono stati schierati oltre 1.600 agenti. Fortunatamente, tuttavia, nessun episodio di violenza è stato registrato e non si sono prodotti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.
www.rainews.it è stato pubblicato il 2023-11-15 20:06:00 da

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