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CHIARAVALLE – Il sindaco aveva invitato i cittadini ad affacciarsi dalle finestre e dai balconi per cantare l’inno d’Italia e a seguire “Bella ciao”, una canzone partigiana, in vista della festa della Liberazione. Erano i tempi del Covid-19, c’era la pandemia e non si poteva uscire di casa. L’annuncio, fatto alla vigilia del 25 aprile del 2020, lo aveva fatto su Facebook il primo cittadino di allora, Damiano Costantini. A quel post un cittadino aveva risposto indignato: «Chi canta Bella ciao gli sparo una revolverata in faccia». Era scoppiato il panico tra i residenti che avevano iniziato a segnalare l’avvertimento ai carabinieri. Il post era stato cancellato quasi subito ma chi lo aveva fatto, un 41enne chiaravallese, era finito a processo per procurato allarme insieme al padre 77enne, quest’ultimo solo per omessa custodia di armi, perché in casa erano stati trovati due fucili, uno aveva il colpo in canna, e una pistola Beretta calibro 7,65.
Era nel cassetto della camera da letto dell’anziano, aveva la cartuccia incamerata e il cane armato, pronta a sparare. I carabinieri, dopo le telefonate, erano andati a casa del commentatore e avevano perquisito l’abitazione e le proprietà annesse trovando davvero armi in casa, tenute dal 77enne con un regolare porto d’armi ma non custodite in sicurezza. Il processo a carico dei due imputati, difesi dagli avvocati Marco e Giulio Torelli, si è concluso ieri davanti alla giudice Antonella Passalacqua che ha assolto entrambi. Il padre per la tenuità del fatto, il figlio per insufficienza di prove perché non è stato più trovato lo screenshot del commento fatto.
www.anconatoday.it è stato pubblicato il 2025-03-19 07:59:01 da

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