"Stefania Cappa diffamata sul coinvolgimento nell'omicidi…

"Stefania Cappa diffamata sul coinvolgimento nell'omicidi…


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"Stefania Cappa diffamata sul coinvolgimento nell'omicidi…

Qualche giorno fa nel pieno della tempesta mediatica dopo la riapertura del caso Garlasco, con le nuove indagini su Andrea Sempio che stanno travolgendo anche persone mai indagate, oltre che i genitori e il fratello di Chiara Poggi, la famiglia delle gemelle Cappa, cugine della vittima, aveva detto basta alle «più assurde ed implausibili pseudo-informazioni». E aveva messo in chiaro che non «tollererà oltre questo modo di agire illecito e contrario alle norme di civile convivenza».

Querele in arrivo, dunque, mentre oggi si è saputo che il Tribunale di Milano, lo scorso 29 aprile, ha già condannato in primo grado per diffamazione aggravata, ai danni di Stefania Cappa, l’autore e il conduttore di un servizio del programma ‘Le Ienè‘ andato in onda nel maggio 2022 e dal titolo ‘Speciale Le Iene, delitto di Garlasco, la verità di Alberto Stasì‘. Condanne ad una multa di 500 euro e a risarcire la cugina di Chiara, avvocata specializzata in diritto sportivo, con una provvisionale di 10mila euro, oltre al separato giudizio civile.

Secondo l’imputazione, Riccardo Festinese, «quale autore», e Alessandro De Giuseppe, «quale conduttore», nel servizio del 24 maggio di tre anni fa avrebbero «offeso la reputazione» di Stefania Cappa «insinuando un suo coinvolgimento nell’omicidio di Chiara». In particolare, «riportando le dichiarazioni al riguardo rilasciate all’epoca» da Marco Muschitta e «accreditandole sebbene ritrattate» perché «sarebbero state confermate da intercettazioni e altre deposizioni». Senza «riferire», scriveva la Procura, che «tali dichiarazioni erano state ritenute inutilizzabili dagli inquirenti e dai giudici», tanto che «il pm aveva chiesto il rinvio a giudizio del Muschitta per calunnia». Nella trasmissione era stato detto, si legge ancora, che quelle dichiarazioni «formalmente parlando sono inutilizzabili».

Muschitta, tecnico del gas, all’epoca aveva detto di aver notato, la mattina dell’omicidio, una ragazza bionda, simile alla cugina di Chiara, allontanarsi dalla villa di via Pascoli in bicicletta, mentre teneva nella mano destra un attrezzo da camino, salvo poi nello stesso verbale ritrattare tutto, dicendo di esserselo «inventato».

Il processo, che si è chiuso davanti al giudice della terza penale, con le condanne per diffamazione (attese le motivazioni) dei due imputati – che da tempo seguono il caso Garlasco, anche coi servizi più recenti sul «nuovo superteste» – era nato dalla denuncia di Stefania Cappa, parte civile con gli avvocati Gabriele Casartelli e Matteo Bandello. Nella querela si faceva notare, in sostanza, il fatto che nel servizio non era stato dato atto delle sentenze del gup di Pavia Vitelli, che assolse Stasi nel primo processo, e del Tribunale di Vigevano del 2011, che assolse Muschitta dalla calunnia.

Sentenze che chiarivano, hanno fatto presente i legali di parte civile, come quest’ultimo fosse totalmente inattendibile. Anche in quella di assoluzione di Muschitta dalla calunnia nei confronti di Stefania Cappa si parlava di accuse in quel verbale che non avevano alcuna «serietà». Lo stesso Muschitta, tra l’altro, nel 2011 ha scritto una lettera di «scuse» – riportata nella querela del procedimento – a Stefania Cappa e alla famiglia, parlando del «profondo disagio» che ancora provava per aver tirato in ballo la ragazza e la sua famiglia.

Delle ipotesi fantasiose e delle allusioni becere circolate si sono detti «disgustati» anche i genitori di Chiara. Familiari della 26enne assassinata che, con gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, hanno dovuto sporgere già una raffica di denunce.

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gazzettadelsud.it è stato pubblicato il 2025-06-06 20:18:16 da [email protected] (Igor Greganti)


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