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L’OPERAIO SENZA NOME DEL MUGGIANOAnche in questa seconda parte dell’articolo dedicato allo sciopero del marzo 1944 darò voce agli operai in carne ed ossa, pubblicando testimonianze inedite di due lavoratori del Cantiere Muggiano.La prima è di un operaio che fu tra gli organizzatori dello sciopero: un operaio senza nome, allo stato attuale della mia ricerca. La testimonianza fu scritta “in diretta” il 2 marzo, a penna su carta intestata di una ditta che presumibilmente lavorava per il Muggiano, utilizzata alla bisogna. Ovviamente non fu firmata. La testimonianza è negli archivi del Partito comunista. Molto probabilmente quell’operaio senza nome si salvò, come poi spiegherò. Riporto questa testimonianza nella sua interezza:“Preparate le masse dalla diffusione dei nostri manifestini e verbalmente da tutti i compagni di cellula siamo arrivati alla vigilia del primo marzo in un’atmosfera decisamente spinta verso l’azione, gente fino ad oggi estranea ad ogni movimento parlava apertamente di sciopero generale, in gran parte la massa sperava in un buon risultato, come vantaggi in campo economico e alimentare, ma erano pochi coloro che non vedessero in questo sciopero un momento prettamente politico. All’entrata il mattino del 1° marzo troviamo all’interno del cantiere due carabinieri messi lì con l’intenzione di raffreddare la spinta operaia, ma in realtà non destano che compassione, e se c’è qualcuno qui dentro di impaurito abbiamo l’impressione che questi siano proprio i degni rappresentanti dell’arma. Più tardi questi sono avvicinati da alcuni compagni che gli chiedono cosa stanno a fare, essi rispondono che in verità nemmeno loro lo sanno e che avrebbero un gran desiderio di andarsene.Al suono della campana che dà l’avviso dell’inizio del lavoro chi si muove sono i pochi ‘repubblichini’ che abbiamo dentro e qualcuno dei soliti crumiri, ma insultati dai vicini e anche minacciati, hanno ben presto desistito dai loro propositi, ai ‘repubblichini’ non resta che domandare il permesso di uscire dallo stabilimento, gli altri si decidono ad andarsene.Gli altri fascisti cercano di distribuire un manifestino firmato dal commissario federale, che dice di non dar retta a pochi sobillatori al soldo del nemico e invita gli operai a riprendere il lavoro, garantendo tutto l’appoggio delle autorità. E’ da notare che questo manifestino era datato 29 febbraio.La distribuzione non ha esito perché chi li accetta sono soltanto pochi ragazzi, e dei compagni che si offrono di distribuirli e poi avutili si fanno il dovere di distruggerli. Qualche compagno avuto il manifestino lo straccia in faccia ai fascisti senza che questi abbiano il coraggio di reagire. Uno dei distributori è riconosciuto da un operaio che lo riveste con ogni sorta di ingiurie, il fascista, spalleggiato da altri tre o quattro complici, estrae la rivoltella. Fermano un operaio e cercano di trascinarlo fuori, ma tutti gli operai che nelle vicinanze hanno assistito alla scena si stringono sotto al gruppo con contegno tanto minaccioso, tanto che i baldi repubblichini pensano bene di lasciare l’arrestato. Verso le due e trenta una nostra delegazione composta da cinque persone, precedentemente preparata, informata che in direzione non c’è né autorità fasciste né tedeschi, sale dal direttore per presentare le seguenti rivendicazioni:1) Effettivo aumento degli stipendi e dei salari adeguati al costo della vita2) Effettivo aumento dei generi alimentari per tutta la popolazione3) Tre mesi di anticipo4) La chiusura delle buche praticate dai tedeschi per distruggere il cantiere.Il direttore risponde invitando gli operai a riprendere il lavoro, e che poi dopo si potrà trattare, in quanto alle buche egli dice vi autorizzo subito a chiuderle. La delegazione risponde che fino a tanto che le richieste avanzate non saranno accordate gli operai non riprenderanno il lavoro, e con questo si ritira. Subito dopo il direttore accompagnato dal capo cantiere si reca in prefettura e dal comando tedesco, con quale risultato non sappiamo; la massa subito informata dell’esito del colloquio si dichiara disposta a resistere fino a concessioni ottenute. E così la giornata passa senza altro fatto degno di nota.Due marzo: troviamo nelle adiacenze della porta del cantiere nuclei di uomini della X Flottiglia armati di mitra, con il caricatore innestato, nell’interno altro forte schieramento di armati; notiamo negli operai un contegno calmo e la ferma decisione di continuare la lotta. I marinai comandati da un ufficiale che vomita veleno dalla bocca e inquadrati da diversi sottufficiali girano per il cantiere con l’arma in pugno e impongono agli operai di levarsi da torno e di prendere il lavoro ma questi si portano nelle varie officine o a bordo delle varie unità senza lavorare. Lo scrivente riesce a fare un giro per vedere lo stato d’animo delle masse e dare le necessarie istruzioni ai compagni; è qui che vengo a sapere che è stato arrestato e condotto alla X un compagno, segnalato da un fascista ben noto al Muggiano, altri due o tre compagni sono stati segnalati dal solito individuo.Gli armati spronati dai superiori impediscono quasi del tutto la circolazione, di modo che siamo costretti a rientrare nelle officine, cerchiamo di calmare qualche timoroso, adesso i marinai entrano nelle officine gridando di prendere lavoro, ma dai rapporti che giungono si sa che tutti resistono, già in un’officina hanno fermato una trentina di operaiCol capo officina li hanno portarti vicino all’ingresso. Anche nella nostra officina entrano gli uomini gridando e minacciando. Riesco aiutato da un compagno a parlamentare con questi; e a far loro comprendere come veramente stanno le cose, quali sono le nostre condizioni; essi si scusano dicendo che sono comandati e che temono i loro ufficiali e ne sono quasi vergognati; questi fatti rincuorano tutti gli operai dell’officina.Ma non siamo ancora alla fine, non passano dieci minuti che si precipita nell’officina un giovane sottufficiale intimando di riprendere il lavoro, mettendo un po’ di paura a qualcuno che accenna a riprendere di lavorare; io, rimasto solo perché il compagno era uscito per avere informazioni, cerco di affrontare decisamente la situazione e rimango fermo con le braccia incrociate, il sottufficiale si rivolge a me e grida, e voi non lavorate! Ed io: non lavoro, o meglio non lavoriamo perché abbiamo fame, allora se avete fame, replica lui, venite con me, mi appoggia un mitra al petto, sono costretto a muovermi e quello dietro con un fucile alla mia schiena.I colleghi di officina non hanno il coraggio di muoversi, e io tiro avanti fino a che non mi trovo solo con il mio guardiano, qui riesco a intavolare discorso con lui e riesco ad ammansirlo, tanto che dice di non farmi vedere dall’ufficiale e letteralmente fugge via. Ritorno in officina tra la sorpresa e la gioia dei compagni operai, e posso notare che il mio contegno rincuora tutti.Poi la situazione precipita, giunge notizia dell’arresto di un … [parola cancellata], che è stato trasportato fuori a calci e pugni. Sono le 11 circa, mi si avvisa che mi stanno cercando e con me altri compagni tra i quali … [parola cancellata]; li faccio avvisare di quanto succede, poi riesco uscendo dalla porta a uscire dallo stabilimento, fuori sono seguito da due altri compagni come me ricercati che sono riusciti a salire il muro di cinta. Prima di uscire ho potuto osservare che gli operai nonostante gli arresti e le minacce Proseguono in gran parte a non lavorare, neppure una macchina si sente battere in tutto il cantiere.Mi trattengo nelle alture sopra il cantiere fin verso le tre e di qui riesco a vedere che il lavoro non è ancora ripreso in pieno, che un compagno uscito è riuscito a sapere che sono stati fermati tre [parola cancellata], quattro sono ricercati [ [parola cancellata], e anche qui due del [parola cancellata], notizie di come sia la giornata non ho potuto avere, mi riprometto di farlo appena sarò possesso di altri elementi.E’ mia impressione che la massa, rincuorata e ben preparata dai compagni, possa dare grandi soddisfazioni, perché non solo ha risposto come un sol uomo allo sciopero, ma ha resistito alle minacce di fucilazione e non si è fatta impressionare dagli arresti”.I FASCISTI COLPIRONO SENZA PIETA’Questi erano gli uomini che organizzarono lo sciopero del 1944. L’operaio senza nome doveva avere tra i trenta e i quarant’anni.Con lo sviluppo dell’industria bellica si era venuto aggregando – in Italia, non solo a Spezia – un consistente gruppo operaio con caratteristiche proprie, formato da giovani, talora giovanissimi, apprendisti in via di professionalizzazione, orgogliosi del lavoro di fabbrica, portatori di una identità operaia forte. Dino Grassi – di cui ho curato “Io sono un operaio. Memoria di un maestro d’ascia diventato sindacalista” – partecipò…
www.cittadellaspezia.com è stato pubblicato il 2024-03-10 10:27:11 da
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