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29/01/2024
– Lo scorso 22 gennaio l’ATO ha presentato all’Assemblea dei Sindaci lo studio, condotto da tre Università fra cui quella di Urbino, per la gestione della risorsa idrica della nostra Provincia.
Se ne parlava da anni ed io stesso lo chiesi più di due anni fa nell’occasione della mia nomina ad Assessore di Montelabbate, ritenendolo un punto imprescindibile per sviluppare un seria politica che provi a superare le sempre maggiori criticità, a causa dei cambiamenti climatici in corso (checchè ne dica il Sindaco Gambini che proprio in Assemblea ha dichiarato che non crede ai cambiamenti climatici), legate all’approvvigionamento di una risorsa sempre più scarsa.
Diciamo subito che lo studio non prende assolutamente in esame il vero progetto di Rete Laghi illustrato mesi fa a Calcinelli di fronte al sottoscritto e all’assessore regionale Aguzzi, dove si parla di laghi di oltre diecimila metri cubi e non laghetti, presi in esami nello studio, in realtà vasche menzionate nel DL Siccità (Governo Meloni) di aprile scorso che ne limita la realizzazione ad una capienza massima di 50 mc di acqua (sufficiente per un piccolo orto), per ettaro di terreno coltivato. E poiché sono 6000 gli ettari coltivati in provincia, se ne ricava che potremmo realizzare laghetti per un totale 310 mila metricubi di acqua, su un consumo irriguo pari a circa 21 milioni di metricubi, quindi valutata come una irrisoria copertura del deficit irriguo, attorno all’1%. Certo che un primo dubbio mi assale dopo aver approfondito il DL Siccità, che va a modificare l’art.6 del Decreto 380 del 2001, che permette di realizzare questi laghi come “interventi eseguibili senza alcun titolo abilitativo”. Ma questo non preclude la realizzazione di laghi più grandi, e quindi riuscire ad irrigare più ettari.
Al netto delle risorse disponibili e dei fabbisogni, distinti fra idropotabile (uso domestico) e irriguo (agricoltura), il consumo industriale è irrilevante, lo studio ci porta a soluzioni per il breve e medio periodo, in primis l’utilizzo (definita ottimizzazione) sistemico delle acque sotteranee dei pozzi di Sant’anna (Fossombrone) e pozzo Burano, per quest’ultimo previo un nuovo studio ad hoc per capire quanto prelevarne costantemente.
A seguire la minimizzazione delle perdite, e qua segnalo che MMS ha vinto un bando PNNR da 27 milioni circa, di cui 8 milioni da mettere in tariffa (aumento delle bollette) , riutilizzo delle acque reflue per l’agricoltura, sinceramente qui la vedo un po’ dura perché occorre capire chi paga l’intervento, tutti i contatori o solo gli agricoltori, come avviene con il Consorzio di Bonifica? Non poteva mancare l’intervento evergreen, lo sfangamento degli invasi, che sappiamo non dipendere da noi ma da Regione ed il Gestore. Mentre nel lungo periodo una sola soluzione: l’invaso ! Ammetto che un po’ di perplessità le ho, ma quella che mi fa più pensare è il fatto che manca la comparazione fra le due proposte tanto discusse in questi anni: rete dei laghi e grande invaso, entrambi da sviluppare nel lungo periodo e senza tirare in ballo il DL Siccità ed irrisorie piccole vasche di raccolta, ma appunto un confronto fra il grande bacino contro una rete di laghi (da decine di migliaia metri cubi) distribuiti lungo il corso del fiume.
www.viverepesaro.it è stato pubblicato il 2024-01-29 05:27:01 da

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