«Torniamo alle punizioni e al provare sofferenza, serve da motore p…

«Torniamo alle punizioni e al provare sofferenza, serve da motore p…


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«Torniamo alle punizioni e al provare sofferenza, serve da motore p…

Mai banale, tranchant nei giudizi senza paura di risultare scomoda, anche quando qualcuno le imputa di apparire inopportuna. Elisa Di Francisca è sempre stata affilata, tanto in pedana dove si è messa al collo – fioretto alla mano – ben trentasei medaglie (ventitré delle quali del metallo più pregiato, tra cui due ori ai Giochi Olimpici), quanto nelle dichiarazioni. Dopo lo scambio di stoccate verbali con Valentina Vezzali alle festa per i 70 ani delle Fiamme Oro svoltasi a Roma lo scorso novembre, la campionessa jesina è tornata a parlare della vicenda legata a Benedetta Pilato, campionessa del nuoto azzurro, nel corso della trasmissione “La Volta Buona” su Rai 1, ospite della conduttrice Caterina Balivo.

Dopo l’intervista rilasciata al termine della finale olimpica dei 100 metri, in cui la nuotatrice era in lacrime (descritte come “di gioia” per il quarto posto ottenuto nonostante il podio sfumato per un solo centesimo), Di Francisca nelle vesti di opinionista in diretta aveva manifestato stupore e sorpresa nel commentare le sue parole, tanto da lasciarsi scappare un “O ci è, o ci fa”. «Mi sono anche scusata con lei il giorno dopo – ha spiegato nel corso del programma – perché non era mi intenzione offenderla e rivedendo le immagini mi sono resa conto di esserci andata giù pesante. Ma ho la mia esperienza di atleta agonista: per anni facciamo sacrifici per ottenere risultati ed è anche grazie alla sofferenza per aver perso una gara che poi riusciamo a vincere. E il messaggio “Va bene tutto” non volevo che venisse mandato».

Entrando però nel dettaglio, l’ex fiorettista esprime anche una sua personale visione su come andrebbe percorso il cammino verso risultati gratificanti. «Se mio figlio torna a casa con un 2 in matematica ed è felice e contento c’è qualcosa che non va. Torniamo un po’ alle punizioni e al provare sofferenza, che serve da motore per vincere e far bene». Lo dicevano anche gli americani, che avevano mitizzato quel “No pain no gain” (niente dolore, niente guadagno) fino a farlo diventare il mantra per riuscire a superare le difficoltà. Ma resta legittimo il dubbio che sia davvero la capacità di “sopportare” parecchio, quando non addirittura tutto, quell’additivo irrinunciabile da mettere nel motore per trasformare in successi i fallimenti.

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www.anconatoday.it è stato pubblicato il 2025-03-30 19:38:27 da


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