«Traffico di stupefacenti»: arrestato medico del 118


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La questura di Piacenza ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari a carico di un medico in servizio presso il Pronto Soccorso ed il Servizio di Emergenza Territoriale 118 dell’ospedale di Piacenza, accusato di traffico di stupefacenti, falso in atto pubblico, peculato e truffa ai danni dello Stato.

«La mattina di lunedì 28 ottobre – riferisce la questura di Piacenza in una nota stampa – è stata data esecuzione ad un decreto di perquisizione personale e locale esteso ai veicoli ed ai luoghi di lavoro a carico dell’arrestato e di altri quattro indagati, tra cui un ulteriore medico di medicina generale in servizio a Piacenza, tutti sottoposti a procedimento penale per spaccio di sostanze stupefacenti in concorso, nonché per ulteriori gravi fattispecie di reato tutte in via di accertamento e definizione».

«L’indagine – afferma la polizia – nasce sulla scia del clamore mediatico suscitato dall’arresto in flagranza di reato per corruzione operato ad inizio agosto a carico di un medico di base che dispensava ricette di farmaci oppiacei, fatto che ha allarmato l’intero settore sanitario piacentino, permettendo l’emergere di altre situazioni inquietanti che sarebbero rimaste verosimilmente sopite e circa le quali sono tuttora in corso mirati accertamenti da parte degli inquirenti». 

La questura riferisce che alla fine del mese di agosto, «la Direzione Sanitaria dell’Ausl riferiva alla Procura della Repubblica di aver ricevuto una segnalazione da una non meglio precisata farmacia piacentina relativa ad un abnorme quantitativo di confezioni di “morfina cloridrato da 10 MG in fiale” prescritte da un medico di medicina generale ad un collega medico in servizio presso l’ospedale civile di Piacenza, quantitativo superiore al migliaio di fiale. La farmacia, trovando sospetta la prescrizione, avrebbe contattato direttamente il medico prescrivente per chiederne conferma il quale, di conseguenza, cessava di prescrivere la morfina al collega». 

«Quest’ultimo – si legge nella nota – in modo del tutto arbitrario ed in seguito totalmente fuori controllo, al fine di proseguire la sua attività criminosa, iniziava direttamente a prescrivere la morfina a terza altra persona, sua conoscente e nota alle forze dell’ordine quale consumatrice di cocaina». 

«La Direzione Ausl di Piacenza inoltrava direttamente la segnalazione alla Procura della Repubblica, ma le immediate indagini delegate alla Squadra Mobile permettevano di accertare una situazione ben più grave la quale, in totale assenza di controlli interni, risultava perdurante quantomeno dall’inizio dell’anno, con plurime segnalazioni giunte dalle farmacie territoriali, tutte concordi nel descrivere una condotta degna di approfondimento e di sospetto circa la liceità del comportamento posto in essere dal medico di Pronto Soccorso 118 e meritevole di urgenti verifiche, stante anche il delicato compito svolto dall’esercente la professione sanitaria».

«Le indagini poste in essere dalla Squadra Mobile, con servizi sul territorio anche provinciale, hanno fatto emergere come il medico ospedaliero si approvvigionasse quasi quotidianamente di enormi quantità di morfina attraverso le farmacie, di volta in volta interessate. L’approvvigionamento del farmaco stupefacente avveniva in una modalità ormai spasmodica; è infatti emerso in almeno due circostanze, compartecipate dalla stessa Direzione Ausl, che i morti di incidenti stradali alle quali il medico dichiarava di aver somministrato morfina, fossero risultate stranamente negative ai test per la ricerca di stupefacenti».

«L’attività investigativa, supportata da presidi tecnologici di altissima precisione di tipo audio/video anche a bordo di autoveicoli, ha fatto emergere come il medico oggi arrestato prescrivesse formalmente la morfina ad amici e conoscenti, per poi ritirare direttamente tali farmaci stupefacenti a mezzo di complici o direttamente in prima persona. Le ricette di morfina venivano intestate a terzi, con consolidate modalità volte ad eludere eventuali controlli ed in taluni casi anche con il benestare delle stesse persone». 

«Le ricette venivano formate indicando in calce direttamente il numero di telefono del medico prescrittore di modo che, eventuali rimostranze dei farmacisti, arrivassero direttamente al prescrittore stesso, il quale avrebbe potuto confermare la veridicità della ricetta senza causare interventi delle forze dell’ordine o della Direzione Sanitaria per il controllo della ricetta. Particolare non da poco, visto che la prescrizione espletata da un medico del servizio di emergenza/urgenza 118 ad un paziente avrebbe comunque fatto scaturire controlli in quanto ricetta non prescritta dal medico di medicina generale che assiste il paziente».

«Nell’ambiente sanitario era fatto notorio che il medico in questione potesse sottrarre morfina potenzialmente destinata ai pazienti, tanto che negli ultimi mesi erano state approntate procedure volte a garantire il controllo della morfina da parte questa volta degli infermieri professionali, ma tali iniziative si erano rivelate inidonee, in quanto il medico verosimilmente in virtù della sua qualifica professionale riusciva nel suo intento di approvvigionamento». 

«Nel corso dell’indagine, è emerso come alcuni sanitari avessero segnalato le gravi perplessità sull’operato del collega, senza che però fossero stati adottati provvedimenti a carico del medico, nonostante l’elevato numero di prescrizioni superiori al migliaio tutte quantificate dalla stessa Direzione Sanitaria».

«Alla luce dell’enorme pericolo a cui venivano esposti sia i pazienti che i colleghi del medico indagato, dopo rapide indagini svolte anche con intercettazioni telefoniche ed ambientali di tipo audio/video, con sistemi di localizzazione satellitare, la Procura della Repubblica ha chiesto e ottenuto dal Gip l’emissione della misura cautelare in questione». 

«Nel corso della presente indagine, è emerso un grande spaccato di illegalità, con un’enorme mole di morfina che il medico infedele si procurava presso le farmacie ed anche tramite l’ospedale stesso durante il turno di lavoro, abusando della sua qualifica nell’esercizio delle sue funzioni.

Quanto accertato avveniva anche grazie alla collaborazione di un altro medico di medicina generale e di poche altre conoscenze personali, il tutto agevolato non solo dall’assenza di controlli dal parte dell’A.U.S.L., ma anche dall’assenza di personale sanitario disposto a formalizzare quanto succedesse ai  propri superiori, che avrebbero potuto attivare ,di conseguenza, i dovuti  e necessari controlli ed adempimenti deontologico-disciplinari che avrebbero portato la situazione a non degenerare nel quadro criminale sopra descritto».

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www.ilpiacenza.it è stato pubblicato il 2024-10-28 19:29:39 da


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