Un test innovativo è in grado di predire il rischio di Alzheimer


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Si chiama pTau 217, il test sviluppato dalla Società californiana ALZpath ed è un semplice esame del sangue, in grado di identificare, con un alto grado di precisione i livelli di proteina Tau fosforilata 217, un biomarcatore ematico correlato alla insorgenza della malattia di Alzheimer, la forma più comune di demenza.

Si tratta di un innovativo test diagnostico che può rilevare il rischio di Alzheimer decenni prima della comparsa dei sintomi e cambiare la storia della malattia.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel mondo, sono oltre 55 milioni le persone affette da demenza che si prevede in aumento a 75 milioni entro il 2030. La malattia di Alzheimer rappresenta il 60-70% di tutte le forme di demenza.

Lo studio pubblicato sulla rivista JAMA Neurology

Il nuovo studio, multicentrico, coordinato da un team della Università di Göteborg in Svezia, pubblicato sulla rivista JAMA Neurology, evidenzia che il test pTau 217 di ALZpath offre una accuratezza diagnostica elevata e paragonabile a quella degli attuali test effettuati tramite prelievo del liquido cerebrospinale, mediante rachicentesi (puntura lombare).

“I risultati di accuratezza diagnostica sono determinanti nell’ambito dei biomarcatori ematici dell’Alzheimer ed aprono la strada all’uso clinico del test ALZpath pTau 217 – hanno precisato i professori Kaj Blennow e Henrik Zettenberg della Università di Göteborg – coautori della pubblicazione. Il test può aiutare gli Operatori Sanitari a determinare la presenza di placche amiloidi nel cervello, un segno indicativo della malattia di Alzheimer – ha affermato il dottor Andreas Jeromin, direttore scientifico di ALZpath”.

Il lavoro ha riguardato la misurazione della proteina nel sangue di 786 soggetti, 504 femmine e 282 maschi, con una età media di 66,3 anni, in cui erano stati raccolti altri tipi di biomarcatori, attraverso diversi esami (liquido cerebro spinale, Risonanza Magnetica, PET “Tomografia ad emissione di positroni”). Questa capacità diagnostica offre un aiuto importante nella gestione medica e nelle decisioni terapeutiche per l’Alzheimer, soprattutto ora che i nuovi trattamenti per la malattia diventano più accessibili.

Il test, già utilizzato in numerosi laboratori in tutto il mondo e presto disponibile per uso clinico, viene eseguito mediante un normale prelievo di sangue che permette di individuare le variazioni di p-Tau 217, che, a livelli elevati, consentono di prevedere l’accumulo di altre proteine dannose, la beta amiloide e la tau, nel cervello, attualmente possibile solo con la scansione cerebrale PET o con la rachicentesi. “L’esame del sangue è risultato accurato fino al 96% nell’identificare livelli di beta amiloide e fino al 97% nel prevedere gli accumuli di tau – ha affermato Nicholas Ashton, professore di Neurochimica presso l’Università di Göteborg ed autore principale dello studio.

I Ricercatori hanno evidenziato che i risultati ottenuti dimostrano l’importante ruolo della proteina pTau 217, come possibile screening iniziale dell’’Alzheimer che potrà aiutare a selezionare i pazienti da sottoporre ad immunoterapia o ad altre terapie idonee per rallentare la progressione della malattia.

















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www.ilpiacenza.it è stato pubblicato il 2024-01-27 18:33:29 da


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