una serata alla mensa della Caritas

una serata alla mensa della Caritas


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ANCONA – Per entrare basta prendere un numero, c’è anche chi non ha documenti. Un pasto c’è sempre e per tutti. Si mettono in fila poco prima delle 17, ma chi deve andare a prendersi un posto letto nelle cooperative può passare prima e lasciare il proprio nome su un elenco apposito. Più di un terzo sono Italiani, tra loro c’è anche chi ha perso tutto dopo una condizione di stabilità. Gli altri sono richiedenti asilo: pakistani, somali, egiziani e non solo. Si tratta di colori che ogni sera si presentano alla mensa della Caritas “Beato Gabriele Ferretti-S. Stefano” di via Berti.

Un microcosmo

Un grande salone, che a prima vista sembra una mensa aziendale. «Qui viene anche gente che dorme in strada perchè fa fatica ad integrarsi, per via anche di problemi di salute mentale ma anche alcolisno o tossicodipendenza – spiega il responsbile Diego Cardinali – alcuni riescono a lavorare, ma per periodi molto brevi. Magari hai il contratto di 6 mesi, già è difficile trovare casa. La trovi, ti scade il contratto e dopo un po’ sei di nuovo al punto di partenza». Molti di loro hanno problemi di relazione, a tutti può capitare di perdere il lavoro. «Qualcuno ci dice che stava un pochino meglio prima, o che comunque economicamente non stava così male» continua Diego. In questo momento sono poche le persone che frequentano la mensa pur lavorando. Mettono da parte i soldi e tra qualche mese potranno essere autonomi. «Il problema è che è già difficile trovare casa e c’è molta diffidenza verso gli stranieri anche se lavorano».

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Qualche ora di dignità

Ogni sera le porte si aprono alle 17,20, poi c’è la consegna del numero per occupare il posto. Tutti sono registrati in un elenco interno, con foto e hanno una tessera che viene compilata per motivi statistici. «La possono fare anche coloro che non hanno documenti, vengono fotografati semplicemente con la fotocamera del cellulare» spiega il responsabile. Una volta all’ingresso non si mangia soltanto: per un paio di ore si resta al caldo, si ha accesso libero ai bagni, si costruiscono relazioni, si caricano i cellulari. Cose all’apparenza banali, per chi le ha ogni giorno. «Qui uno può stare seduto con calma, io mi ricordo il nome di tutti ed è molto importante per loro essere riconosciuti- contuna serata alla mensa della Caritasinua Diego – c’è la tv, vedono le notizie. E’ un momento di dignità di cui c’è tanto bisogno». 

Il menù

Il menù di capodanno, preparato dal cuoco Stefano Gatti, prevede penne al salmone, penne funghi e panna e pasta misto mare. Hamburger al forno, pollo arrosto e lenticchie. Si tiene conto anche delle diverse religioni. «Le lenticchie sono state fatte sia con carne di maiale che con salami della tradizione musulmana» spiega il cuoco.

I volontari

Alla mensa lavorano 180 volontari che si alternano, cinque operatori di cui due cuochi. Per tenere in piedi la struttura occorrono 12 volontari e un operatore ogni sera. A dicembre gli accessi sono stati 88, appena sei in meno dello scorso anno nello stesso periodo. Tra gli storici operatori c’è Doretta Breccia, “sul campo” da ben 12 anni: «Ho iniziato perché mi piace aiutare il prossimo, ho sempre lavorato in ospedale. Dare da mangiare a chi ha bisogno, dare calore, è una cosa molto bella. Qui c’è anche un ottimo ambiente. In 12 anni una storia che mi ha colpito? Qualcuno, quando all’epoca si portava via l’asporto, chiedeva la doppia razione di nascosto per portarla ai figli a casa». 

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www.anconatoday.it è stato pubblicato il 2024-01-01 09:30:37 da


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