Valerio Mantovani e Nosa Edward Obaretin alla conquista del Bari


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BARI – Due piccioni con una fava. Ovvero Valerio Mantovani e Nosa Edward Obaretin in un colpo solo, difensori gomito a gomito nella conferenza stampa all’inizio della settimana che conduce alla partita di sabato al San Nicola contro il Mantova. Il primo, difensore capitolino classe ‘96 scuola Roma e approdato in Puglia il 7 agosto in prestito dall’Ascoli. Italo nigeriano nativo di Forlì, il classe 2003 è giunto in prestito secco dal Napoli lo scorso 27 giugno. Due storie diverse e parallele quelle di Mantovani e Obaretin, chiamati entrambi a cucirsi un posto nel cuore e nelle idee tattiche di Moreno Longo. Allenatore che il difensore romano conosce bene sin dai tempi della Primavera del Torino con cui vince il Campionato Berretti 2013/14, lo scudetto e la Supercoppa nella stagione successiva. Molto rapido e bravo ad inserirsi, oltreché a staccare di testa, sembra destinato ad una carriera importante. Ma negli ultimi due anni, cambia continuamente casacca passando da Salerno, Terni e Ascoli non riuscendo a trovare la continuità cercata. Ora il Bari, sperando non sia un’altra semplice tappa di passaggio: “Giocare in una piazza così calorosa e importante come Bari – esordisce Mantovani – è motivo di orgoglio per me. Una sfida grande da affrontare. La figura di mister Longo ha influito per il mio approdo in Puglia e ha contato tanto per me. Mi conosce bene, avendo già condiviso degli anni insieme. Longo è stato la motivazione per scegliere Bari».

Titolare a Genova contro la Sampdoria e contro il Sassuolo al San Nicola, potrebbe diventare un punto di riferimento stabile per la difesa del Bari: «Il segreto per fare bene è il lavoro. Nei 25 giorni da quando sono qui, cerco di apprendere le richieste del mister e metterle in pratica più velocemente possibile. Servono i punti, quello di cui abbiamo bisogno. Spero di giocare in maniera stabile. Col lavoro possiamo raggiungere delle soddisfazioni e centrare degli obbiettivi. La competizione nel ruolo difensivo spinge a fare di più di quello che normalmente facciamo. Quando giochi in uno stadio come il San Nicola e vedi tutta la gente a fare il tifo per te, qualche brivido ti scende nel corpo».

Ancora sulla trattativa che lo ha portato a Bari: «In ritiro ad Ascoli, mi sono sentito con mister Longo. Voleva portarmi a Bari. Sentito il procuratore, l’operazione si è conclusa positivamente». Nelle prime quattro giornate sono arrivati sei gol, molti su palle inattive. Qualcosa va corretto: «Abbiamo avuto dei problemi nelle prime due giornate. Si è lavorato tanto, per mettere le cose a posto. Da Modena è cambiato qualcosa, ma si è raccolto meno di quanto fatto. Però, altre situazioni sono state a favore. Vedi il rigore di Genova, contro la Sampdoria. Possiamo e dobbiamo fare di più. In passato ho ricoperto tutti e quattro i ruoli difensivi. Sia terzino destro, che sinistro e centrale a quattro e a tre. Per caratteristiche penso di essere più un braccetto».

Collocazione tattica che supera alcune vicissitudini passate altalenanti: «A Salerno ho vinto un campionato. Devo fare qualcosa in più per raccogliere sempre più giudizi positivi. Dopo Alessandria, ho ritrovato un Longo più affamato di prima. Molto meticoloso, non lascia nulla al caso. Obaretin? Bravissimo ragazzo a livello caratteriale. Ha grandi doti fisiche, a livello di corsa e di impatto sull’uomo. Bravo anche con il pallone. Darà soddisfazioni».

Obaretin incassa e ricambia i complimenti: «Mantovani è bravo ad impostare, ha tecnica ed esperienza. Questo potrà aiutare molto il Bari. Dal mio canto, posso migliorare in molte cose. Ovviamente, giocando possono esserci dei cali. Devo portare l’attenzione al top nell’intero arco della partita».

Partito titolare contro Cremonese, Juve Stabia e a Modena, poi è finito nelle retrovie contro Sassuolo e Sampdoria. Con l’arrivo di Simic e la concorrenza dello stesso Mantovani, Simic, Pucino e Vicari, proverà a ritagliarsi uno spazio dando seguito all’evoluzione in campo rispetto ai tempi del settore giovanile (lunga trafila nel Milan, prima di approdare al Napoli che l’anno scorso lo ha prestato al Trento): «Mi piace giocare con la palla- dice – . Da piccolo seguivo Neymar. Poi crescendo, ho ammirato altra gente più del mio ruolo. Tipo Sergio Ramos, fonte di ispirazione come pilastro della difesa. La differenza tra C e B è tanta per il ritmo, le qualità tecniche delle squadre e fisiche dei giocatori. Sinora, ho giocato sia nella difesa a tre che a quattro, come l’anno scorso. Il mister mi dice di giocare semplice e, quando posso, propormi anche in avanti».

Quella in biancorosso è la prima chance al Sud Italia: «Bari rappresenta una grandissima opportunità di crescita. La competizione con gli altri compagni di reparto è sana. Ti spinge a dare sempre il massimo in allenamento. Sono sempre il primo tifoso sia in campo che in panchina». Non gli mancano infatti dei colpi sotto la rete avversaria: «Mi piace segnare e fa sempre piacere. Ma conta prima l’interesse della squadra, dando il meglio di me stesso. Di Cesare? Mi da sempre ottimi consigli e dice di stare tranquillo e lavorare come sto facendo».



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www.lagazzettadelmezzogiorno.it è stato pubblicato il 2024-09-11 13:40:40 da


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