Vertenza balneari, il Governo ribadisce in aula l’impegno sulle concessioni demaniali


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TERMOLI. Il presidente del Sib-Confcommercio Molise ha preso atto della risposta del governo alla interpellanza parlamentare sulla questione balneare. «Ci aspettiamo adesso che il governo senza indugio recepisca con legge i risultati raggiunti dal tavolo tecnico consultivo sul censimento della costa concedibile. Cari amici e colleghi, la risposta del Governo alla interpellanza parlamentare urgente dell’on Bergamini e altri ha sostanzialmente descritto l’attività del cd tavolo tecnico sul censimento della costa concedibile presupposto per la corretta applicazione della cd Direttiva Bolkestein. Ribadiamo il nostro apprezzamento per gli sforzi profusi con il cosiddetto tavolo tecnico. Ci auguriamo che il Governo nella interlocuzione con la Commissione europea valorizzi adeguatamente il risultato registrato. Ci aspettiamo, soprattutto, una urgente iniziativa normativa del Governo che recepisca i risultati e le indicazioni del cd tavolo tecnico e che finalmente metta in sicurezza il settore della balneazione attrezzata italiana. Ieri mattina, prima della seduta, ho provveduto a ringraziare personalmente l’on. Bergamini per l’opportuna iniziativa parlamentare».

Le parole del presidente del Sib-Confcommercio Tonino Capacchione. Ma qual è stata la risposta nel merito del Governo? Intervenuto col sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e i trasporti, Tullio Ferrante. «Il tema posto dagli interpellanti insiste su un quadro normativo complesso e frammentato, nel quale interagiscono diversi livelli di regolazione di rilievo territoriale nazionale ed europeo. A livello statale, ci tengo a sottolinearlo, le competenze in materia sono assegnate a più amministrazioni centrali e intercettano solo in parte le attribuzioni del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Va preliminarmente chiarito che la materia è regolata a livello europeo dall’articolo 12 della direttiva europea 2006/123/CE, la cosiddetta Bolkestein, sull’applicazione dei principi della libera concorrenza al settore dei servizi. Tale direttiva ha stabilito che, laddove il numero delle concessioni di servizi sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili, il relativo rilascio debba avvenire a seguito di procedure di selezione aperte, imparziali e trasparenti, secondo quelli che sono i principi della libera concorrenza, e per una durata limitata, senza rinnovo automatico e senza preferenze per il precedente concessionario o per persone ad esso legate.

Le procedure concorrenziali sono, quindi, esplicitamente richieste solo laddove vi sia una scarsità delle risorse naturali. I criteri per valutare la scarsità della risorsa sono stati da ultimo chiariti dalla Corte di giustizia europea con sentenza del 20 aprile scorso. Nell’ambito di tale pronuncia, infatti, la Corte ha riconosciuto testualmente che “l’articolo 12, paragrafo 1, della direttiva 2006/123 conferisce agli Stati membri un certo margine di discrezionalità nella scelta dei criteri applicabili alla valutazione della scarsità delle risorse naturali. Tale margine di discrezionalità può condurli a preferire una valutazione generale ed astratta, valida per tutto il territorio nazionale, ma anche, al contrario, a privilegiare un approccio caso per caso, che ponga l’accento sulla situazione esistente nel territorio costiero di un comune o dell’autorità amministrativa competente, o addirittura a combinare tali due approcci. (…) In ogni caso, è necessario che i criteri adottati da uno Stato membro per valutare la scarsità delle risorse naturali utilizzabili si basino su criteri obiettivi, non discriminatori, trasparenti e proporzionati”. Quanto richiamato sul quadro normativo e giurisprudenziale europeo spiega le scelte legislative operate dal Governo sul tema e l’attività amministrativa svolta negli ultimi mesi in coerenza con tali scelte. Per fornire una soluzione strutturale al problema, questo Governo ha infatti scelto di fornire risposte concrete alle esigenze preventive di ricognizione sull’effettiva scarsità del bene “aree demaniali marittime”.

A tal fine con l’articolo 10-quater del decreto-legge 29 dicembre del 2022, n, 198, è stato istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri un tavolo tecnico con compiti consultivi e di indirizzo in materia di concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali, finalizzati in particolare alla definizione dei criteri tecnici per la determinazione della sussistenza della scarsità della risorsa naturale disponibile. Facendo leva sul tempo necessario affinché il tavolo tecnico consultivo per le concessioni marittime espleti i propri compiti, il predetto decreto-legge n. 198 del 2022 ha previsto che il differimento del termine di scadenza delle concessioni demaniali marittime fissato dall’articolo 3 del decreto-legge n. 118 del 2022 al 31 dicembre 2023 fosse prorogato al 31 dicembre 2024. Conseguentemente, anche il termine dell’ulteriore differimento del termine di scadenza delle concessioni al 31 dicembre 2024, in caso di ragioni oggettive che impediscano la conclusione della procedura selettiva entro il 31 dicembre 2023, veniva prorogato al 31 dicembre 2025. Su tale differimento è intervenuta tuttavia la sezione VI del Consiglio di Stato che, con la sentenza n. 7992, del 28 agosto scorso, ha previsto che tale proroga automatica dovesse essere disapplicata da qualunque organo dello Stato. La pronuncia ha richiamato sul punto la sentenza del 1° marzo 2023, n. 2192, della medesima sezione, nonché la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 20 aprile 2023. La pronuncia, invece, non è entrata nel merito della proroga tecnica di un anno disposta dal decreto-legge n. 118 del 2022 nell’ipotesi di ragioni oggettive che impediscano la conclusione della procedura selettiva per l’affidamento delle concessioni entro il 31 dicembre 2023. Ferma restando, quindi, l’ipotesi di proroga tecnica prevista a legislazione vigente, è evidente che la questione prioritaria diventa quella relativa al completamento della ricognizione sulla scarsità del bene. Per questo, si è dato grande impulso all’attività del tavolo tecnico istituito presso la Presidenza del Consiglio che ha lavorato a ritmi particolarmente intensi per completare il complesso lavoro di definizione di criteri tecnici per la determinazione della sussistenza della scarsità della risorsa naturale disponibile. Nel prosieguo della risposta darò, quindi, conto dell’attività svolta dal tavolo e delle conclusioni sulla disponibilità della risorsa alle quali il tavolo è pervenuto.

I lavori del tavolo tecnico sono stati articolati in tre fasi e in particolare: una prima fase concernente la ricognizione del quadro normativo e giurisprudenziale; una seconda fase relativa all’acquisizione sistematica e completa dei dati in possesso delle amministrazioni nazionali, territoriali e locali sui rapporti concessori attualmente in essere e sulla quantità e qualità delle risorse demaniali, marittime, lacuali e fluviali disponibili; una terza fase concernente, invece, la definizione dei criteri tecnici utili a definire il concetto di scarsità della risorsa naturale disponibile e a determinarne l’effettiva sussistenza. Il 5 ottobre 2023 si è svolta la quinta riunione del tavolo, all’esito della quale è stato condiviso un documento di sintesi dei lavori svolti in relazione alle tre fasi di cui sopra. Nelle more dell’operatività del sistema informativo di rilevazione delle concessioni di beni pubblici ai fini dell’acquisizione dei dati, il tavolo ha fatto riferimento al sistema informativo del demanio marittimo, quale strumento nazionale condiviso di supporto alla gestione amministrativa e fiscale del demanio marittimo, integrandolo con ulteriori dati relativi alle aree marine protette. Il tavolo ha individuato nei metri quadrati e non nel dato lineare il criterio che più fedelmente rappresenta la fotografia della risorsa effettivamente libera o occupata. Sulla base dei predetti dati è stata predisposta una tabella che dà conto delle aree occupate, comprensive delle concessioni e delle istanze presentate in rapporto al demanio concedibile, al netto di demanio militare, aree secretate, aviosuperfici, aree protette, aree industriali relative ad impianti petroliferi, industriali e di produzione di energia. Non è stato possibile, viceversa, procedere alla mappatura del fluviale e del lacuale, in quanto i dati a disposizione non erano dettagliati per poter essere processati. Sulla base dei dati disponibili ad oggi, il documento ha, quindi, attestato che la quota di aree occupate, comprensive delle concessioni e delle istanze presentate in rapporto al demanio concedibile, equivale attualmente al 33 % delle aree disponibili.

Va sottolineato che nell’attestare il dato nazionale relativo alle risorse effettivamente occupate, il documento adottato dal tavolo prende atto delle competenze regionali sulla materia del governo del territorio, come prevista dal quadro costituzionale e dall’ordinamento amministrativo. Tuttavia, precisa che tale assetto non assume rilevanza ai fini del computo generale delle aree disponibili per la determinazione della scarsità del bene, in quanto le aree di costa ricadenti nel perimetro regionale possono comunque essere assegnate a operatori economici mediante rapporti di concessione o analoghi. Sul piano metodologico, in coerenza con quanto previsto dalla Corte di giustizia dell’Unione europea nella sentenza del 20 aprile scorso, il tavolo ha, quindi, ribadito che la stima della scarsità della risorsa va effettuata tenendo conto del dato nazionale, secondo un approccio generale e astratto proporzionato e non discriminatorio. A questa fase nazionale dovrà evidentemente seguire un’ulteriore fase finalizzata a valutare le specifiche situazioni territoriali sulla base del completamento della mappatura della risorsa, in collaborazione con gli enti territoriali. A tal fine, il tavolo tecnico ha segnalato la necessità di avvalersi dei raccordi connaturati al sistema delle Conferenze fra i diversi livelli territoriali di governo. Allo stesso tempo ha valutato l’opportunità di presentare gli esiti dei lavori del tavolo e i criteri suggeriti in via preliminare alla Commissione europea. In conclusione, ribadisco l’importanza del lavoro svolto dal tavolo tecnico per addivenire in chiave strutturale a una definitiva soluzione del problema».

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www.termolionline.it è stato pubblicato il 2023-11-11 07:43:36 da


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