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2023-10-22
di Elsa Berardi
CIVITA CASTELLANA – Quello di venerdì 20 ottobre con Pietro Belei, architetto di rinomata esperienza, è stato il primo di sei incontri proposti a Civita Castellana dall’amministrazione Giampieri: “Autunno piovono libri” è una rassegna trasversale, sia per la scelta dei temi eterogenei, sia per il suo ruolo di esperienza d’unione, essendo organizzata in diverse località italiane. L’iniziativa promuove e rivaluta l’attività della lettura.
A introdurre la conferenza di presentazione di “Rosso carminio”, romanzo dello stesso Belei, è stata sua moglie, moderatrice d’eccezione, intervenuta dopo il sindaco Luca Giampieri. L’evento si è svolto in casa Belei-Montalto, un palazzo cinquecentesco realizzato su resti falisci dall’architetto lombardo Giacomo Della Porta.
L’armonia come condizione reale, spogliata dai suoi attributi idealistici, è la colonna portante di “Rosso carminio”, un inno all’ottimismo, in cui i giovani Giacomo e Federico si innamorano durante un viaggio d’istruzione. Fa da cornice alla narrazione la romana Piazza degli Acetari, allegoria dell’amicizia autentica e dell’incontro con figure dissimili, ma in reciproco equilibrio. Le mille peripezie che ispirano e uniscono i protagonisti, stimolati all’intraprendenza, delineano un rapporto di fiducia che è quasi un vicendevole affidarsi cristiano: il bisogno di esserci per l’altro cancella la paura della sorte avversa, restituendo sentimenti puri e gratitudine verso la vita.
Abbiamo posto all’autore alcune domande di riflessione.
R: Architetto Belei, focalizziamoci sul titolo del suo romanzo, “Rosso carminio”. La scelta di un descrittore cromatico, soprattutto per un uomo d’arte, non è mai casuale. In questo caso rappresenta l’intensità del sentimento amoroso?
Sì, Rosso carminio è l’intensità del sentimento che hanno i protagonisti, ma l’idea parte anche dal fatto che questo colore è un leitmotiv nell’opera: i due protagonisti indossano cravatte rosso carminio, comprano una macchina rosso carminio, essendo questo il loro colore preferito. È una conseguenza: risponde all’intensità del loro amore.
R: Le pongo una nuova domanda. Lei tratta anche la conclusione del percorso di formazione per eccellenza, quello scolastico. Il formarsi nonostante le difficoltà, il proteggere il proprio amore dalle insidie è tipico di Giacomo e Federico. Il suo scritto è un’opera di formazione o un romanzo d’amore?
Non ha definizione: né l’una, né l’altro. La formazione nella narrazione parte dall’esperienza liceale dei due ragazzi: al terzo anno di liceo classico sentono un input. Uno dei due, Giacomo, è molto portato per l’arte, l’altro, Federico, ricerca situazioni diverse, da maschiaccio, quando invece ha una sensibilità quasi più spiccata di quella del ragazzo amato. È fatidico un momento in particolare, quello in cui, di fronte a una statua a Versailles, Federico ha chiesto a Giacomo che cosa scatenasse in lui un’opera d’arte. I due si formano a vicenda: Giacomo, con una serie di esempi, gli viene incontro, confidandogli che l’arte è il riflesso dell’animo del suo creatore. È una storia di aiuto, comprensione: nonostante Federico non potesse proseguire gli studi, Giacomo lo ha iscritto al primo anno di università, in virtù degli ottimi risultati raggiunti da entrambi agli esami di Stato. L’amore diventa contaminazione professionale e crescita nell’intimità.
R: Passiamo a una questione nodale di attualità, stavolta ispirata dal suo mestiere. L’architettura, per tradizione, è l’equilibrio dei contrasti. A suo avviso, può essere una chiave di lettura del nostro mondo, in cui tutti hanno opinioni difformi, in apparenza inconciliabili?
Mi trovo, a tal proposito, a non pensarla così. Almeno fino all’Ottocento, secolo stanco ma fedele, l’architettura ha seguito regole precise, in cui l’equilibrio prevaleva sui contrasti. Il Novecento è stato una rottura degli schemi, che ha portato alla produzione di “opere di bravura”, citando Federico: è stato stravolto l’ordine e il senso delle tre parti del complesso architettonico. Alla base troviamo il corpo, chiuso in questa terra, come nei capolavori del Rinascimento. Gli studi dell’Alberti (Leon Battista), i colori e la sezione aurea riprendono l’armonia di Platone. Sopra il corpo vi è lo spirito, a sua volta sormontato dall’anima, che rende davvero bello il mondo: essa è al piano nobile, si affaccia e scorge le cose pure, perciò è irraggiungibile. Oggi, in ciò che si realizza, c’è l’elemento estetico, il gradevole, dove manca però un pensiero: l’armonia non si realizza. Ciò che è armonico si vede ancora nella nascita di un bambino, nelle donne che non hanno bisogno di imitare gli uomini artisti: è la loro l’opera più sublime.
La pienezza delle immagini evocate dall’architetto ha favorito la coesione dei presenti, rendendo stimolanti anche le discussioni. L’avventura del nostro mondo, prigioniero di ritorni violenti e negativi, è nella fioritura dell’ottimismo condiviso, una forza che misura le convergenze e tralascia le campiture più buie.
[ad_2] L’articolo Belei e l?amore in ?Rosso carminio?: armonie dissonanti che non si dividono
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