Delitto per diletto, “Una pistola tra la Riviera e Torino” (continua)

Delitto per diletto, “Una pistola tra la Riviera e Torino” (continua)

Delitto per diletto, “Una pistola tra la Riviera e Torino” (continua)



“Signornò capitano , sembra ci siano anche delle impronte digitali… però incomplete”. “Bel lavoro appuntato!”.

Nel frattempo,  dalla reciproca collaborazione con la Questura di Torino,  il capitano Forti scopre che l’intera famiglia del ‘ndranghetista Antonino Fuoco è da tempo sotto il controllo della direzione investigativa antimafia. Ed in particolare il fratello Giuseppe è  un individuo considerato molto pericoloso; l’uomo, pur non avendo precedenti penali di rilievo, è sicuramente legato con doppio nodo all’organizzazione mafiosa. Inoltre, perde spesso il controllo, a causa dell’uso smodato di alcool e sostanze stupefacenti. 

Mentre il capitano Forti cerca di mettere ordine nei suoi pensieri,  il telefono sulla sua scrivania squilla. Lui risponde, e dal centralino gli comunicano che è in linea proprio il Questore torinese per degli importanti aggiornamenti. 

“Buongiorno capitano “.

“Salve dottore,  novità?…”

“Grosse direi! “

“Di che si tratta?”

“Giuseppe Fuoco,  il fratello del boss,  si trova da qualche giorno proprio ad Andora”.

…Forti rimane di stucco; “praticamente abbiamo il colpevole dell’omicidio servito su di un piatto d’argento”, pensa mentre dice:

“Ma siete sicuri?”

“Assolutamente sì,  è una informazione molto riservata che ci ha comunicato l’antimafia,  solo loro e lo studio legale associato ne erano a conoscenza. Spero nell’arco di poco tempo, di riuscire a fornirle gli ultimi movimenti e l’indirizzo preciso, così potrà procedere con l’arresto per ipotesi di omicidio premeditato, poi verificheremo le impronte sull’arma ritrovata e…”

“Bene,  preparo una squadra e attendo nuovi ordini”.

“…Ah!…  capitano,  la vita dell’avvocato non era poi così trasparente,  sembra avesse da tempo una relazione con una cliente molto facoltosa; una nobile. Ma ora non è certo il momento di perdere tempo con le faccende di cuore, arrivederci “.

“A presto , dottore”.

Riagganciando il telefono, Forti pensa:

“…è tutto troppo teatrale,  qualcosa non quadra”.

Con queste semplici due parole, il capitano Forti, ha appena concluso il discorso preparatorio alla sua squadra; che è composta da cinque persone: tre carabinieri scelti, il suo valido collaboratore appuntato Giusto, e lui naturalmente. 

Sono esattamente le sette di una bella mattina, e tra pochi istanti prenderà il via l’operazione di arresto di Giuseppe Fuoco; il fratello del boss, l’indiziato numero uno per l’omicidio dell’ avvocato De Vita. Che, secondo le informazioni della Questura di Torino, ha preso in affitto un appartamento per vacanze ad Andora  insieme alla sua compagna.

Forti, la sera prima ha ricevuto i dettagli e l’indirizzo preciso del nascondiglio: si tratta di un alloggio, al sesto piano, in piazza Doria n. 6. Presso lo stesso palazzo, dove pochi giorni prima ,tra le piante del locale al piano terra, è stata ritrovata l’arma del delitto. 

Ora i carabinieri in incognito si preparano per il blitz. Il capitano avverte il titolare del bar di ritardare l’apertura per ragioni di sicurezza,  e si fa aprire il portone dello stabile. Mentre l’uomo sta inserendo la chiave nella serratura Forti gli domanda:

” Negli ultimi giorni ha notato dei movimenti strani tra gli affittuari del sesto piano?”

“… In effetti, sembrano dei tossici completamente inebetiti, ma non hanno creato problemi in zona”.

“Ho capito, torni pure al suo locale, e grazie per la collaborazione “.

Nel giro di pochi minuti,  senza nessuna resistenza, gli uomini di Forti compiono la loro missione. L’atteggiamento degli arrestati sembra di assoluta estraneità ai fatti. Ma sono in uno stato di quasi incoscienza a causa delle droghe. L’appuntato Giusto si rivolge al capitano e soddisfatto gli dice:

“Tutto liscio come l’olio,  in caserma prenderemo le impronte digitali,  le confronteremo con quelle parziali  rinvenute sulla pistola e…”

“Non lo so:.. la pistola ritrovata qui sotto,..  lui: un tossico completamente confuso,..  l’indirizzo preciso del loro rifugio. Caro Giusto, temo che questo sia quello che qualcuno ha voluto farci trovare, e noi semplicemente abbiamo abboccato”.

Continua…

 





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