‘Egypt’: a Conegliano Veneto la mostra in Palazzo Sarcinelli visitabile sino al 6 aprile


[ad_1]

Il nostro paese è ricco di musei egizi, il più noto e importante da citare Torino; tuttavia, tra gli altri egualmente dignitosi ricordiamo Milano, Siracusa, la doviziosa collezione egittologa di Firenze, che conta ben 14.500 reperti e, a sorpresa, la sezione egizia nel museo Arcos di Benevento, antica capitale longobarda, città che detiene uno dei più notevoli templi di Iside dell’Impero Romano.

Il culto della dea egizia, osteggiato dal senato romano sin dal 59 aC, fu assunto nel 38 dC tra gli dei del pantheon romano per volere di Caligola, sebbene Augusto ne avesse fatto abbattere le porte del tempio.

L’esposizione avviata a Conegliano offre una peculiarità straordinaria per il tema realizzato, ovvero “Viaggio verso l’immortalità”, offrendo al visitatore dei suggestionanti contenitori delle mummie, i sarcofaghi, per i quali, nel definirli artistici scioriniamo una imperitura lode per quest’antica civiltà, essenzialmente nella loro straordinaria relazione con l’Aldilà, che ancora affascina oltremodo ogni generazione ad essa futura, quale energia di una imperitura  immortalità storica.

Seguiamo l’ordinato percorso delle sale, citando solo alcuni dei reperti disponibili.

Il viaggio inizia con “Le usanze funerarie” e qui appaiono il papiro funebre della XXI dinastia, in cui è raffigurato il rito riguardante il peso del cuore di Nespakashuty, custode dei granaio di Amon, il sarcofago di Tanelthererets, stessa dinastia, entrambi in prestito dal Louvre. Nella seconda tappa “Tecniche e rituali di Imbalsamazione” sono illustrate graficamente le ultime fasi del procedimento, la posizione del taglio sul corpo del defunto e la scena dell’imbalsamazione sul sarcofago di Djed-Bastef-iuef-anekh, d’epoca tolemaica. Inoltre, dalla tomba di Amonnakht a Tebe, è esposta la colorata scena del sacerdote con maschera di Anubi chino sul corpo del defunto e, proveniente dal museo fiorentino, è esibito il modello tridimensionale di una testa di mummia.

“Il concetto religioso della continuazione della vita dopo la morte” è il tema della sezione dove si possono esaminare i papiri funerari, l’uno a inchiostro nero di epoca tolemaica (collezione Nizzoli)   e l’altro con pittura policromatica del Nuovo Regno, dal ‘Libro dei morti’. E poi, magnifica, la statuetta bronzea raffigurante Iside, dea della maternità, seduta con il figlio Horo, il dio del sole, sulle ginocchia (dal legato Bartolucci), d’Epoca tarda.

Una riflessione personale mi ha condotto la mente al simulacro della sipontina lignea nella cattedrale di Manfredonia.

Da riportare ancora la ‘Stele funeraria a falsa porta’ di calcare e pittura rossa, del Medio Regno (collezione Nizzoli), destinata  a Khaheperraseneb, sopraintendente dei contadini.

Nell’accedere nella sezione “Pratiche di conservazione del corpo” è inevitabile che l’attenzione cada sulla mummia di donna da Tebe, in materiale organico e tela di lino, d’epoca romana I-II sec dC, e quella di un bambino, identica composizione ed epoca, vasi canopi di Djehuti e la cassa canopica in legno stuccato e dipinto, del Nuovo Regno. Le teche accolgono contestualmente un coltello, le pinzette, due punteruoli, vasi per unguento, bende, frammenti di tele e ci si sorprende per l’ostentazione artistica di scarabei alati, geni funerari e amuleti.

Ed ecco “I contenitori delle mummie”, la rappresentazione che racchiude la millenaria specificità egizia la quale, dall’Epoca tarda a quella intermedia sino alla tolemaica, fiorisce quale raffinata produzione dei sarcofagi; da contemplare il sarcofago di Padimut in legno stuccato dipinto del Terzo periodo intermedio (collezione di Nizzoli); il personaggio sacerdote appunto della dea Mut e incisore di metalli.

Gli ultimi allestimenti nel palazzo offrono una vasta gamma inerente al corredo funerario, comprendenti oggetti di vita quotidiana quivi inseriti: statuine quali le mummiformi Ushabti di Hathoremheb in legno dipinto e Ushabti di Huya in calcare, un poggiatesta in legno e osso, uno sgabello in legno, tutti del Nuovo Regno, due bicchieri in terracotta marrone del Medio Regno. Suscitano, infine, inaspettato intesse, un vassoio con intrecciatura a spirale, cesto con coperchio in pittura nera e rossa e un paio di sandali, tutti in fibra vegetale del Nuovo  Regno. Tra i “gioielli”, oltre agli eleganti anelli in fayence azzurro e oro, è da curiosare tra le collane di fayence, corniola e pietre colorate di azzurro, blu, verde, arancione e rosso, d’età imprecisata.

La descrizione coneglianese si evidenzia per l’intelligente impianto che ben si separa da una facile ricaduta dispersiva dei luoghi comuni; un viaggio verso l’immortalità, così come religiosamente vivo nel credo degli egizi, per cui, a distanza di millenni, l’impermanente umanità continua sperarci.

Organizzata dall’Artika e patrocinata dall’Amministrazione, la rassegna vede un esauriente catalogo curato da  Maria Cristina Guidotti, coautrice dei testi con Flora Silvano ai quali si è ispirato l’autore del presente articolo.

A cura di Ferruccio Gemmellaro.

[ad_2] Leggi tutto l’articolo ‘Egypt’: a Conegliano Veneto la mostra in Palazzo Sarcinelli visitabile sino al 6 aprile
www.statoquotidiano.it è stato pubblicato il 2025-03-12 10:47:23 da Ferruccio Gemmellaro


0 Comments