Fauna selvatica addio


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Una discesa catastrofica che ha impoverito la Terra negli ultimi 50 anni. Tra il 1970 e il 2020 – solo mezzo secolo, un soffio per il Pianeta – è scomparso il 73% delle popolazioni di animali selvatici. Numeri dell’ultimo “Living Planet Report“, studio redatto ogni anno col WWF dagli scienziati della Società Zoologica di Londra. Che hanno monitorato sul campo 35mila popolazioni animali di 5.500 specie diverse

90 pagine che contano le perdite maggiori di biodiversità animale tra Caraibi e America Latina, dove lo spopolamento è stato del 95%. Milioni di esemplari lasciati senza casa e riparo, specie nella foresta Amazzonica, devastata dai disboscamenti per far spazio ad agricoltura intensiva e miniere. La perdita in Europa e Nord America sembra meno grave (-35 e -39%) solo perchè lì la natura selvatica era già stata compromessa ben prima degli anni ’70, per la corsa all’industrializzazione. 

A distruggere per sempre habitat irripetibili anche la crisi climatica. O l’impronta, pesantissima, che abbiamo sul Pianeta per la produzione alimentare: tra agricoltura e allevamenti intensivi usiamo il 40% delle terre disponibili, sfrattando la vita selvatica. Tra una valanga di numeri neri, una piccola speranza brilla nei progetti di tutela delle specie a rischio, come le tigri tornate ad aumentare in Thailandia o i gorilla di montagna. Segno che la rotta si può invertire prima del punto di non ritorno. Ma il tempo è poco: abbiamo 5 anni per salvare la biodiversità animale, ma – avvertono gli scienziati – saranno gli ultimi.

Montaggio: Tiziano Bosco

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