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“Lei era un’amante dei tramonti. Amava leggere libri. Amava fare l’uncinetto, ha fatto cappelli per tutta la famiglia. Ho proprio cambiato un po’ il mio modo di vedere la vita, il mondo, i giorni“. Lo sguardo nuovo di Lucrezia. E quello di Matilde, che continua ad irradiarsi nella casa di Valgioie. Limpido come i gesti tecnici. Lo sci, ancora un legame a distanza tra sorelle come quando Lucrezia, due anni fa, esordì in coppa del mondo a Sestriere. “Una sua compagna di squadra le ha fatto un video. Era tutta tesa, tutta rigida tutta… che tremava, a guardarmi alla televisione”. Sciare in coppa del mondo con Lucrezia. A quasi vent’anni, Matilde Lorenzi intravedeva quel sogno. Fino al 28 ottobre. “Non è stato facile subito tornare a combattere per uno sport che mi ha rubato mia sorella. Però sono sicura che, se fossi stata io dall’altra parte, non avrei mai perdonato il fatto che Mati avesse potuto gettare la spugna”.
La magistratura e le indagini
Il 28 novembre, a un mese esatto dall’incidente alla campionessa italiana in carica di super G, è stata costituita la fondazione Matildinaforsafety, per la ricerca sui dispositivi individuali e la formazione sulla sicurezza nello sci. Mentre si imponevano, altrove, dubbi su quella della pista in Val Senales. Sulle indagini svolte. “Se la magistratura deciderà di riaprire il caso di proseguire con le indagini noi saremo al suo fianco”, spiega Adolfo Lorenzi, papà di Matilde. “Continuiamo a ribadire la nostra piena fiducia nella magistratura, sia nell’attività svolta che in caso di riapertura delle indagini”. Una ferita che si riapre? “La ferita rimarrà sempre aperta. Noi dovremo solo imparare a convivere con questa ferita aperta costruendo una qualche cosa che ci dia una motivazione ancora più solida per andare avanti”.
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