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L’ultimo saluto al piccolo Flavio Cistullo
TERMOLI. Un tappeto di composizioni di fiori bianchi, ha accolto l’arrivo del feretro del piccolo Flavio Cistullo, venuto a mancare nel tragico incidente avvenuto sulla Statale 16 all’altezza di Petacciato.
Un corteo commosso e silenzioso si è radunato all’ingresso della chiesa di San Timoteo, per porgergli l’ultimo saluto e stringersi attorno alla famiglia, distrutta, di Flavio.
La piccola bara bianca ha fatto il suo ingresso portata a spalla da giovani ragazzi, rigorosamente vestiti di bianco anche loro. Simbolo di purezza, come puro era Flavio.
Parcheggi liberi e strada vuota dalle auto, gli automobilisti hanno accolto la proposta dei residenti e dei commercianti di via Fratelli Brigida. La chiesa di San Timoteo è colma fino all’inverosimile, tantissima è la gente che ha voluto porgere l’ultimo saluto a Flavio.
Sono struggenti le parole che don Benito, parroco della parrocchia di San Timoteo, ha detto durante l’omelia.
“Perché tutto questo?”. Risuona questa frase dentro e fuori dalla chiesa. Parole che escono anche dalla bocca di don Benito.
«Non ci sono parole. Mancano le parole. Non abbiamo parole appropriate per questa circostanza. Il vocabolario umano non contiene parole adatte. La bocca stessa stenta ad aprirsi. Il pianto, il dolore, le lacrime sono protagonisti in questo momento di mestizia. Piuttosto la ribellione vorrebbe prevalere, sulla paralisi e la latitanza delle parole. Le domande affollano la mente, intasano il cuore, appesantiscono i sentimenti, annebbiano la lucidità mentale. Credo che neppure l’intelligenza artificiale sarebbe capace di articolare e di comporre poche righe. Anche a lei, benché meccanica, mancherebbero le parole. Perché tutto questo? Perché la nostra presenza qui, oggi, senza aver preventivato questo appuntamento, senza averlo annotato per tempo nelle nostre agende? Perché siamo stati costretti a mettere da parte tutto per essere qui?».
Domande a cui la mente umana non sa dare e non riesce a dare risposte.
«Se mancano le parole, mancano anche le ragioni che pretenderebbero di spiegare qualcosa di cui prima o poi conosceremo le dinamiche, le cause di quanto accaduto. Ma tutto questo non riscalderà il cuore. Mancherà sempre una presenza, un sorriso. Mancherà un bambino. Mancherà Flavio che era un bambino speciale. Allora anche il dolore del distacco è speciale proprio come lui. Alla tavola di casa, all’abbraccio della mamma, del papà, della sorella, degli zii, dei nonni mancherà il sorriso, la turbolenza, l’irrequietezza di Flavio».
Perché Dio lo ha permesso?
«Eccoci ad un bivio. O seppelliamo per sempre la fede, perché siamo in preda alla disperazione e alla mancanza di una risposta, o facciamo il funerale alla fede, oppure la accresciamo, la alimentiamo perché ci rifugiamo in Dio. Nonostante tutto, con le lacrime agli occhi, col cuore ferito si può continuare a credere, ad avere fiducia in chi fra qualche giorno nascerà in una stalla, nella periferia di una grande città, ospite in una mangiatoia, in compagnia di animali, solo con la mamma e il papà perché per loro non c’è stato posto nelle case affollate per il censimento e nei cuori intasati alla ricerca unicamente del proprio comodo. E, tutto questo, Dio bambino, Dio neonato lo ha affrontato per amore di ciascuno di noi. Ma i perché non si arrendono, bussano ancora più insistentemente alla nostra intelligenza. Ed essa è costretta a soccombere. La morte ci lascia sempre senza parole. La morte ci paralizza e ci fa sperimentare la nostra sterilità, la nostra finitudine, il perimetro oltre il quale non possiamo straripare. Allora se mancano le parole dobbiamo rifugiarci nella Parola. La Parola di Dio è l’unica capace di scioglierci dalle nostre prigionie. L’unica capace di guarirci dalle paralisi. Lei sola che può illuminare il buio della mente, la sterilità del cuore e il deserto dell’anima. La Parola ci ha parlato. L’abbiamo ascoltata. “Le anime dei giusti sono nella mani di Dio, nessun tormento le toccherà”. Ho volutamente scelto questo passo del libro della Sapienza perché tu, Francesca, nel momento i cui ci siamo incontrati presso la bara di Flavio con la tenerezza che solo una mamma può avere nei confronti del proprio figlio mi hai chiesto: “Ma ora Flavio è solo? Starà bene in questo momento?”. Si Francesca, si Riccardo, si Flavia, si nonni, zii, amici, conoscenti Flavio è nelle mani di Dio, nessun tormento lo toccherà. Le mani di Dio sono quelle che hanno creato il mondo intero. Quelle che hanno plasmato l’uomo e la donna, quelle che hanno accarezzato, abbracciato, benedetto, quelle che hanno effettuato la moltiplicazione dei pani e dei pesci, porto il pane e il vino trasformato nel suo Corpo e Sangue agli apostoli, quelle che si sono lasciate inchiodare sul legno della croce. Le mani di Dio, come dice il profeta Isaia, e anche questa è Parola di Dio, sono quelle che sul loro palmo portano tatuato il nome di ciascuno di noi, quindi anche quello del piccolo Flavio. Tatuato cioè per sempre. Non esistono mani migliori. Più forti, più tenere, più protettive, più carezzevoli di quelle di Dio».
Struggente, poi, la lettera che don Benito ha letto pensando di far parlare Flavio. Quelle parole che hanno toccato il cuore di tutti, mentre le lacrime scendevano a fiumi.
«Ho pensato, immaginato di far parlare Flavio stesso che vi scrive una lettera. Le sue ipotetiche parole certamente riscalderanno il vostro cuore più di tutti noi.
“Cara mamma, caro papà, cara Sofia, carissimi tutti, questa mattina mi sono svegliato e mi sono vestito da solo. Ho fatto tutto ciò che ogni mattina mi aiutavate voi a fare. Mi sono meravigliato che non avevo più bisogno del vostro aiuto. Anche se non c’eravate era come avervi al mio fianco. La stanza immensa dove sono è pervasa da tanta pace, tutti mi sorridono, sembra che li conosca da sempre, che siamo amici di lunga data. C’è una musica che ci accompagna, uno strano clima di serenità. Sembra che tutti abbiamo la stessa età, che nessuno appare più di altri, sono tutti gentili con me, mi danno la precedenza, mi hanno fatto una grande festa al mio arrivo. Io cercavo di far capire che dovevo prendere le mie medicine, che dovevo fare le mie terapie, che dovevo andare a scuola ma tutti mi hanno detto che ormai non è più necessario tutto questo. Qui non ci sono scuole, ospedali, non si mangia neppure e non ho fame. Qui tutto è più facile. Non studio e so tutto, anche più di te Sofia che stai tanto studiando, non faccio palestra e sono più forte di te papà, non ho mai cucinato e conosco tutte le ricette mamma, poi te le insegnerò, ma dovrai farmi quelle che ti dirò io. Sapete, incuriosito da tutto questo ho chiesto ai miei amici di andare a vedere sulla porta dove stavamo cosa ci sia scritto perché mi sembra tutto particolare. Unico. Mi hanno accompagnato e, immerso in un mare di fiori coloratissimi e profumatissimi ho visto la scritta: Paradiso. Allora ho capito tutto. Ho iniziato a saltare a fare chiasso come quando ero con voi e vi facevo inquietare perché non mi fermavo mai, ma lo sapete non dipendeva da me. Non riuscivo a dominarmi. Mi venivano come delle scosse incontrollabili. Invece qui saltiamo di gioia tutti. Sembra che abbiamo le ali sotto i piedi. Non mangiamo mai e non abbiamo fame, non dormiamo mai e non siamo stanchi, non beviamo mai né acqua né bibite gassate, quelle che fanno male, e non abbiamo sete. Qui sembra tutto un mondo al rovescio. Non ci annoiamo mai. Non vediamo neppure i cartoni animati, non c’è televisione, né cellulare, né play station ma siamo tutti felici. Poi, ma appena arrivato, mi hanno presentato un Signore anziano con la barba bianca e mi hanno detto che è Dio. Capito? Dio! Ma io ho detto: “Dio mio ma come può essere tutto questo?” E lui subito mi ha detto: “Flavio ben arrivato!” E mi ha abbracciato. Capito sapeva già il mio nome senza fare le presentazioni. Il suo abbraccio mamma mi è sembrato come fosse il tuo, ma anche come il tuo papà e come il tuo Sofia. Mi sono sentito a casa. Poi, cosa ancor più sorprendentemente, mi ha presentato sua mamma. Qui tutti la chiamano la Madonna. Ma che bella che è. Sorridente, accogliente, delicata, accarezza tutti e tutti la seguono. Ora non voglio annoiarvi ma mi stanno facendo conoscere un sacco di persone vissute tanti anni fa ma non mostrano la loro età. Sto conoscendo pure san Basso, san Timoteo, un frate con la barba. Mi hanno detto che è nato a Pietrelcina e poi è vissuto a san Giovanni Rotondo. Mi hanno presentato anche una suora vestita di bianco con delle righe blu. Mi ha detto che si chiama Madre Teresa di Calcutta. Sapete mamma, papà, mi ha detto, lei in persona, di ringraziarvi perché anche voi che, pur avendo me che necessitavo di cure e premure, la sera andavate alla stazione per portare da mangiare a quelli che chiamano barboni, ma mi ha detto che qui non esistono distinzioni siamo solo e tutti figli e fratelli. Difatti mi hanno fatto conoscere anche Alessandro di nove anni. Poverino, bruciato dal fuoco dentro la sua casa di Campobasso, ma anche lui, come tutti noi bambini e ragazzi sorride, è felice.
Grazie mamma, papà, Sofia dei vostri abbracci, dei vostri baci, delle vostre carezze, del tempo che ho rubato a voi per prendervi cura di me che ero un po’ più esigente di tanti altri bambini. Grazie a tutti voi nonni, zii per quanto mi avete donato, per essermi stati vicino. Grazie alla scuola, alla parrocchia, ai compagni di classe, agli insegnanti. Grazie a tutti.
Grazie a tutti coloro che si sono presi cura di me. Grazie a te papà che l’altro giorno mi stavi accompagnando per la terapia. Sai ho pensato che se la possibilità di cura fosse stata da noi a Termoli forse non sarebbe accaduto ciò che è successo. Ma vi assicuro che ne parlerò con quello che qui comanda tutto e dicono che è molto forte. Speriamo che almeno lui possa mettere un po’ di ordine in quel mondo che ha creato e che tanto si sta comportando in modo diverso da come lui si aspetta. Vi prometto che ci metterò una buona parola anche per sanare la malattia della sanità.
A, dimenticavo di dirvi che oggi, straordinariamente, c’è un collegamento con tutti voi proprio in questo momento. Vi vedo, vi sento. Vedo che cantate, pregate, ma vedo pure che piangete. Non piangere mamma, Sofia non piangere. Vedo che manca papà e mi dispiace ma poi chiederò di farmi avere un contatto anche con lui così lo vado a visitare e chiederò di farmelo abbracciare per dargli la forza di essere tenace, di resistere perché dovrà occuparsi di voi tutti.
Però ora vi devo salutare sennò don Benito che sta leggendo questa mia lettera risulterà troppo lungo e noioso. Grazie a tutti voi per aver fatto compagnia a mia mamma, mia sorella e ai parenti tutti. Non fatelo solo oggi. Accompagnateli sempre. Pregate per il mio papà. E a voi tutti genitori che avete i vostri figli non deludeteli, non litigate, abbracciateli, prendetevi cura di loro. Voi lo potete ancora fare. Un’ultima cosa: vogliatevi bene tutti, rispettatevi, accoglietevi, prendetevi cura dei più poveri, dei bambini speciali in modo particolare. Ora vi devo proprio salutare, mi stanno chiamando. Un bacio a voi tutti. Ciao».
Alla fine del rito funebre, sono state lette due lettere, dalla zia e dalla mamma di Flavio. “Desideriamo ringraziare tutti per averci manifestato vicinanza per l’immane tragedia. Piccolo combattente ricorda che tuo papà ha illuminato la casa con luci che resteranno accese per sempre per indicarti la via del ritorno. Noi siamo sempre con te con amore”.
La mamma di Flavio ha invece letto una poesia che papà Riccardo aveva dedicato a Flavio lo scorso anno.
“A Flavio. Se tu non puoi parlare,
se tu non puoi correre,
Se tu non puoi giocare
se tu non puoi amare,
preste mi i tuoi sogni,
proverò a farli volare io,
urlando forte il tuo nome,
così il cielo capire che sono i tuoi,
figlio mio”.
E sulle note de “Il cielo” di Renato Zero, l’immensa folla ha salutato il piccolo Flavio, tra i palloncini che volavano via, lasciati andare dagli amici e uno scrosciante applauso.
Ciao piccolo angelo…
La parrocchia effettuerà anche una colletta per aiutare una famiglia in difficoltà.
www.termolionline.it è stato pubblicato il 2023-12-21 16:21:00 da






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